sabato 7 aprile 2018

ammassi galattici big bang galassie universo

cosa sono i vuoti cosmici?

Zone dell'universo dove inspiegabilmente manca la materia! Zone dell'universo che sfidano le attuali leggi cosmologiche e le teorie sul big bang. Cosa sono? dove sono? e come si sono formati?

I vuoti dell'universo sono zone in cui manca la materia. In queste zone il numero di galassie è molto inferiore alla norma o per lo meno a quanto ci si aspetterebbe guardando altrove. Un particolare degno di nota, e che i cosmologi non sono ancora riusciti a spiegare, è che le pochissime galassie presenti in questi vuoti hanno una forma tubolare e allungata.
Al di la del nome che potrebbe trarre in inganno, non sono quindi zone assolutamente prive di materia ma con una bassissima distribuzione di questa.
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Ovviamente su scale galattiche ed extra-galattiche una distribuzione estremamente bassa di materie e di galassie da luogo a grandi spazi vuoti, più grandi di quelli che ci sono tra una galassia e l'altra all'interno di un ammasso di galassie.
Avete presente i filamenti galattici che tengono assieme la tela cosmica formata da ammassi di galassie e super ammassi? i vuoti cosmici sono quelle zone tra i filamenti dove sembra non esserci nulla.
Abbiamo parlato approfonditamente qui delle ultime scoperte sui filamenti galattici


I Vuoti e i grandi vuoti dell'universo risultano essere estremamente bui ma anche estremamente freddi e i cosmologi hanno preso coscienza della loro esistenza osservando il cielo ai raggi infrarossi, capaci di mettere in risalto le zone dell'universo più calde e quelle più fredde.
In questo modo i cosmologi studiano il così detto CMB (fondo a microonde cosmico).
Il fondo a microonde cosmico è un'impronta delle radiazioni a microonde generatasi appena 379.000 anni dopo il Big Bang.
Questa impronta ci fa vedere com'era l'universo nella sua età primordiale, ed è la visione più antica che abbiamo dell'universo.

ma ora parliamo di un paio di vuoti enormi, chiamati super vuoti, e che lasciano ancora oggi i cosmologi senza risposte.
Il primo lo troviamo nella costellazione dell'eridano, scoperto nel 2004 analizzando la radiazione di fondo usando il telescopio spaziale WMAP della NASA.
E' una zona in cui la temperatura media si aggira appena sui 3 gradi sopra allo zero assoluto! Si trova a quasi 2 miliardi di anni luce dalla terra e al suo interno mancano all'appello circa 10.000 galassie, e quindi una equivalente quantità di materia. In termini percentuali troviamo circa il 30% in meno della materia che troveremmo mediamente in altre zone dell'universo con la stessa dimensione.
Anche se la teoria del Big Bang consente aree più fresche e più calde, la dimensione di questo vuoto però fatica ad adattarsi ai modelli previsti. In poche parole, è troppo grande per esistere, quindi i cosmologi stanno ancora cercando di spiegarne l'esistenza.
Questa zona è stata studiata non solo nello spettro dell'infrarosso ma anche sulla parte radio dello spettro. Lo studio radiofonico ha scoperto un numero insolitamente basso di sorgenti radio in tutta l'area del Vuoto, infatti le emissioni radio provenienti da questa zona sono del 45% inferiori alla media delle altre zone dell'universo.

Un altro esemplare di queste zone si trova nella costellazione del Boote.
Si trova a circa 700 milioni di anni luce dalla Terra e ha una forma sferica che i cosmologi hanno stimato avere un diametro di 250 milioni di anni luce: pensate, circa lo 0,27% del diametro dell'universo osservabile!
Al suo interno la materia è pochissima, in una sfera immaginaria larga 250 milioni di anni luce sono presenti all'incirca soltanto 60 galassie.
Per fare un paragone più comprensibile sarebbe come trovare 95 chilometri quadrati di città in una zona della terra più grande degli Stati Uniti (e stiamo parlando solo di due dimensioni).
Solo per fare un confronto, la nostra Via Lattea ha nel suo circondario circa 30 galassie in uno spazio di appena 3 milioni di anni luce.
Allo stesso modo il vuoto di Bootes dovrebbe contenere circa 10.000 galassie considerando che la distanza media tra le galassie altrove nell'Universo è di qualche milione di anni luce.
Se la Via Lattea si trovasse al centro di questo vuoto, non avremmo visto né scoperto altre galassie fino all'avvento dei più moderni telescopi!


Ma come si sono formati questi super vuoti cosmici?
I cosmologi hanno ancora le idee tuttaltro che chiare su come questi vuoti possano esistere, ed il motivo è molto semplice.
Le simulazioni computerizzate suggeriscono che vuoti più piccoli, molto più comuni nell'universo, siano causati dalle galassie che si avvicinano l'una all'altra a causa dell'attrazione gravitazionale. Questo fa sì che le regioni limitrofe si svuotino e, poiché il processo è auto-rinforzante, tende a formare vuoti sempre più grandi.

Per capire meglio questo concetto bisogna fare un salto indietro fino ai primordi del del tempo e dello spazio.
Subito dopo il Big Bang infatti, non c'erano stelle, galassie o ammassi di galassie. L'universo era solo un brodo di materia più o meno omogeneo. Non essendo perfettamente omogeneo quindi c'erano delle piccole fluttuazioni di densità: delle imperfezioni.
Dunque in alcuni punti la materia era più densa e in altri meno. Dove la materia era più densa, c'era anche più gravità, viceversa dove la materia era meno densa c'era meno gravità.
Nel tempo le zone più dense e con più gravità hanno iniziato ad agglomerarsi formando le proto-galassie.
Di fatto le zone dell'universo più ricche di materia sono cresciute su scale caratteristiche, determinate non solo dalla gravità, ma anche da altre proprietà dei gas che le costituivano.
Il risultato è che l'aggregazione si è manifestata su scale caratteristiche e ben precise. Le galassie hanno dimensioni tipiche. Gli ammassi di galassie hanno dimensioni tipiche e simili. I cosmologi hanno osservato una distribuzione statistica di tutto ciò, e questa distribuzione è stata confermata dai modelli di simulazione.
Ma proprio qui nascono i dubbi e le perplessità dei cosmologi perché tutto questo, però, non spiega l'esistenza di vuoti così enormi come quelli dell'Eridano e del Boote. Infatti secondo i cosmologi, da quando è nato l'universo, non c'è stato abbastanza tempo per la forza di gravità per "svuotare" quantità di spazio così grandi!

mercoledì 10 gennaio 2018

ammassi galattici galassie materia oscura universo

Nuove scoperte sui filamenti galattici

Gli ammassi galattici sono le più grandi strutture conosciute dell'universo. Sono uniti tra loro da una rete cosmica di vasti filamenti e nodi, che sembra stranamente simili alla struttura neuronale di un cervello umano. Ma da cosa sono formati questi filamenti? Ecco le nuove scoperte su questo argomento davvero affascinante.


Fino a poco tempo fa si pensava che i filamenti galattici fossero fatti di una miscela di materia oscura e la sua normale controparte ordinaria. Ma questa teoria è frutto di simulazioni computerizzate basate sugli attuali modelli cosmici. In sostanza non c'erano osservazioni realistiche di questi filamenti e non avevamo dati reali sulla loro composizione.

Questo fino a quando un team di cosmologi, con il poco conosciuto telescopio spaziale XMM-Newton dell'ESA, non è riusciti a fare osservazioni sorprendenti.
Il team ha trovato del gas caldo che attraversa i filamenti galattici del lontano ammasso di galassie Abel 2744.
Cosa c'è di sorprendente? I cosmologi stavano cercando la materia oscura ma hanno trovato enormi serbatoi di materia ordinaria!.

Queste osservazioni e questa scoperta aiuteranno a snodare un groviglio ancora oggi molto ostico. E cioè che oggi abbiamo individuato soltanto la metà della materia ordinaria formatasi circa un miliardo di anni dopo il Big Bang.

Ma non è tutto, questa scoperta può anche spiegare come le galassie possono creare stelle in continuazione.
Le galassie infatti producono stelle, e per farlo hanno bisogno di enormi quantità di gas. Finora, tuttavia, i ricercatori hanno trovato solo "piccole" quantità di questo nuovo gas.
"Piccole", ovviamente in proporzioni astronomiche: meno di quello che sarebbe necessario.

Questo apparente deficit di gas significa che le galassie dovrebbero smettere di generare nuove stelle di prima generazione nei prossimi due miliardi di anni.
Dopo di ché potrebbero ancora nascere stelle più pesanti, di seconda generazione, riciclando il materiale generato dalla morte delle stelle di prima generazione. Ma questi sarebbero i primi passi verso lo spegnimento e la morte delle galassie. Tutto ciò tra poco più di due miliardi di anni.
In questo articolo trovi esempi di stelle di prima e di seconda generazione: Westerlund 1, Le stelle più massicce della galassia sono qui!
Ma dopo le scoperta di queste enormi quantità di gas intergalattico le cose potrebbero cambiare. I cosmologi ora stanno setacciando le nuove abbondanti riserve di gas presenti nei filamenti cosmici per capire se potrebbero agire come gigantesche riserve di gas puro a disposizione delle galassie.
I primi risultati purtroppo non sembrano incoraggianti.
Sfortunatamente la maggior parte di questo gas sembra essere troppo caldo. I cosmologi hanno valutato che la sua temperatura è sorprendentemente vicina alla decina di milioni di gradi!! Queste temperature lo caricherebbero di una energia tale che le galassie non riuscirebbero a catturarlo.
Tuttavia ci sono simulazioni al computer che evidenzino come i margini di questi filamenti potrebbero avvicinarsi alle galassie e raffreddarsi. Potrebbe essere questo il gas che darà vita a miliardi di nuove stelle allungando la vita delle galassie?

Per rispondere a questa domanda c'è bisogno di scansionare il più possibile il cielo con strumenti ad altissima sensibilità.
Il gas in questione infatti ha una densità molto bassa ed è una grande sfida osservarlo direttamente.
Per farlo si sta usando la tecnica dell'interferometria radio, in cui i segnali di molte antenne radio sono combinati assieme e trattati come se fossero captati da un unico grande telescopio.
In questo modo i cosmologi stanno cercando di rilevare un segnale che è diecimila volte più debole del gas che normalmente osservano all'interno della via lattea attraverso i radiotelescopi.

E la materia oscura? Sono forse queste enormi quantità di gas intergalattico a costituire la massa mancante associata alla materia oscura?
Quello che è certo, è che la scoperta di queste grandi quantità di gas nei filamenti galattici complica un po le teorie sulla materia oscura e le stime sulla sua quantità. I cosmologi stanno ancora lavorando per capire quanta materia osservabile manca per quadrare i conti gravitazionali.
Sono ancora convinti che la materia oscura debba esistere per impedire che la materia ordinaria nell'universo vada in pezzi, e si pensa che formi lo scheletro dei filamenti galattici.
Non assorbe né emette luce, quindi non può essere vista, ma esercita un'attrazione gravitazionale, e quindi, come la materia normale, si piega alla luce.

Questa lente gravitazionale distorce le immagini delle galassie lontane raccolte dai telescopi ottici, e gli astronomi possono misurare queste distorsioni per capire quanta materia ha passato la luce nel suo viaggio verso il telescopio.

Se i raggi X possono rivelare quanta materia normale ci sia, per esempio in un ammasso di galassie, e un'immagine ottica dello stesso ammasso può rivelare dalle sue distorsioni quanta materia è presente nel complesso, quindi sottrarre l'una dall'altra può dare una stima di quanta materia oscura possa esistere in quell'ammasso.
Questa stima, accompagnata alle misurazioni dette sopra del gas intergalattico fatte con i radiotelescopi, ci daranno un'idea ancora più chiara di quanta massa associare alla materia oscura.

venerdì 15 dicembre 2017

ammassi galattici galassie universo

Da quasi un secolo gli astronomi hanno capito che l'universo è in continua espansione, ma oggi sanno anche con certezza che nelle strutture di larga scala, le galassie e i gli ammassi di galassie si stanno avvicinando inesorabilmente e sono in relazione l'uno con l'altro. 

Da decenni gli astronomi tentano di capire come questi movimenti hanno avuto luogo nel corso della storia cosmica e di tracciarne i percorsi.
Oggi finalmente è stata creata la mappa più dettagliata delle orbite delle galassie che si trovano all'interno del Superammasso della Vergine, il superammasso di galassie in cui si trova anche la via lattea.
Questa mappa comprende i movimenti di quasi 1.400 galassie in un area di 100 milioni di anni luce e mostra come il nostro vicinato cosmico è cambiato.



Per creare questa mappa straordinaria sono stati usati i dati dei sondaggi CosmicFlows, una serie di tre ricerche che hanno calcolato la distanza e la velocità delle galassie vicine a noi. Questi dati sono poi stati associati a stime sulle distanze e sui campi gravitazionali degli oggetti presenti nel Superammasso della Vergine.

Aggregando questi dati gli astronomi sono stati in grado di creare modelli computerizzati che hanno tracciato i movimenti di quasi 1.400 galassie in uno spazio di 100 milioni di anni luce e nel corso di 13 miliardi di anni, a partire cioè da appena 800 milioni di anni dopo il Big Bang.
I risultati sono straordinari, non mettono in evidenza soltanto la struttura dettagliata del nostro superammasso locale, ma mostrano anche come si è sviluppata l'intera struttura durante la storia dell'universo.
E' un po come studiare l'evoluzione dei paesaggi sulla terra partendo dal movimento della tettonica a zolle.

E' subito apparso evidente è che i modelli si adattano bene ai movimenti e alle velocità osservati attualmente, il che significa che le simulazioni sono molto probabilmente fedeli a ciò che è successo in questi 13 miliardi di anni.
Hanno anche determinato che all'interno del Superammasso della Vergine, l'attore gravitazionale principale è l'ammasso della Vergine, che si trova a circa 50 milioni di anni luce di distanza da noi e contiene tra 1.300 e 2.000 galassie.

Un'altra emozionante scoperta consiste nell'aver appurato che negli ultimi 13 miliardi di anni, più di mille galassie sono cadute nell'ammasso della Vergine. Osservando questo fenomeno gli astrofisici sono giunti alla naturale conclusione che tutte le galassie nel raggio di 40 milioni di anni luce dall'ammasso verranno catturate. 

A questo punto sorge spontanea una domanda: quale sarà il futuro della Via Lattea?
Attualmente la Via Lattea si trova appena al di fuori da questa zona limite, ma questi ultimi modelli hanno confermato che la Via Lattea e la Galassia di Andromeda (M31) sono destinate a fondersi nei prossimi 4 miliardi di anni. Questa è una ulteriore conferma che i modelli sono corretti e che il passato stimato è realistico.
Una volta che la fusione sarà avvenuta, il destino della gigantesca galassia risultante sarà simile al resto delle galassie: verrà inesorabilmente catturata dal centro dell'ammasso della vergine.

Dobbiamo renderci conto che questi eventi di fusione, che ci appaiono così lontani nel futuro e così rari, sono in realtà solo parte di un disegno cosmico di eventi più ampio e ancora a più a lungo termine.

Fondamentalmente, all'interno del Superammasso della Vergine ci sono due schemi di flusso generali.
Il primo, e gli astronomi dovranno ancora lavorare molto per spiegarselo, porta tutte le galassie del nostro emisfero, via lattea compresa, a spostarsi verso un piano.
Il secondo, contemporaneamente, sta spostando tutte le galassie del Superammasso verso una fonte gravitazionale esterna e molto più lontana.
Gli astrofisici sono quasi certi che questa fonte sia il Superammasso del Centauro, un ammasso di centinaia di galassie a circa 170 milioni di anni luce localizzato nell'omonima costellazione.

Ma non è finita qui, anche il Superammasso del Centauro, e quindi anche quello della Vergine e la Via Lattea stessa, sono interessati da correnti gravitazionali ancora più forti, provenienti da quello che gli astrofisici chiamano "Il grande attrattore".
Questa regione non può essere vista a causa della sua posizione perché si trova sul lato opposto della Via Lattea e per questo motivo è coperta da un velo di mistero.
Il mistero legato al "Grande attrattore" si infittisce ancora di più nelle menti degli astrofisici perché la sua forza di gravità è in grado di influenzare anche i movimenti delle galassie del Superammasso Laniakea: il superammasso che contiene i Superammassi della Vergine e del Centauro, un oggetto mostruosamente grande che si estende per oltre 500 milioni di anni luce e che conta più di 100.000 grandi galassie!!

In pratica mentre l'Universo è in uno stato di espansione, in realtà nella tela filamenti galattici, ci sono galassie, ammassi di galassie, e superammassi che gravitano in relazione tra di loro.
All'interno del nostro quartiere cosmico, l'attrattore principale è chiaramente l'ammasso della Vergine, che sta interessando tutte le galassie entro un raggio di 40 milioni di anni luce. Poi abbiamo il Superammasso del centauro. E infine c'è il "Grande Attrattore", che sta tirando le corde di gigantesco il Superammasso Laniakea, contenitore sia del Centauro che della Vergine.

Contemplando questo processo di attrazione che ha avuto luogo negli ultimi 13 miliardi di anni, astronomi e cosmologi sono in grado di vedere come il nostro universo si è evoluto nel corso della maggior parte della sua storia. Con strumenti che negli ultimi hanni sono stati notevolmente migliorati, sono in grado di guardare ancora più in profondità nel cosmo e ci si aspetta che tra non molto riusciremo a vedere ancora più indietro nel tempo, verso i primordi del cosmo.

Il modo in cui il nostro universo è cambiato nel tempo non solo conferma i nostri modelli cosmologici e le teorie che girano intorno alla relatività generale su come la materia si comporta su vasta scala, ma permette anche agli scienziati di predire il futuro del nostro Universo con un certo grado di certezza, e cioè di pensare che tutti i superammassi finiranno per unirsi a formare strutture ancora più grandi.

Quindi la domanda fondamentale a cui i cosmologi stanno ora cercando una risposta è: quale sarà la relazione tra l'espansione dell'universo e la continua attrazione dei filamenti cosmici formati da superammassi di ammassi di galassie?

Qui di seguito una animazione e un video iterattivo in 3D realizzate dai cosmologi.
Video 3D (consigliamo la visione con browser Chrome).

Gli ammassi più vicini a noi della Vergine, della Fornace, Antlia e Virgo W, sono rappresentati dalle sfere colorate rispettivamente di rosso, kaki, nero e viola. La Via Lattea e le galassie M31 sono indicate dalle sfere più piccole colorate di giallo e verde.
Le altre galassie sono colorate di blu.
L'evoluzione del tempo va dagli ultimi 13,25 miliardi di anni a presente.




mercoledì 14 giugno 2017

ammassi galattici galassie universo

Se l'energia oscura non esistesse?

Uno studio ha dimostrato che ad aumentare la velocità di espansione dell'universo potrebbe essere la sua differente densità. In poche parole in prossimità di ammassi galattici, che costituiscono i così detti filamenti galattici, e cioè in presenza di molta materia, l'espansione potrebbe essere più lenta che in zone buie dove di materia ce n'è poca: cioè nei grandi vuoti cosmici.
in questi due approfondimenti potete trovare alcune ultime interessanti scoperte a proposito dei filamenti galattici e dei vuoti cosmici.

Come è ormai noto da quasi 20, l'universo sembra espandersi a velocità crescente, come se qualcuno stesse soffiando nello spazio-tempo come si fa con un palloncino.
Il modello standard sull'evoluzione dell'universo, testato più volte dai cosmologi con simulazione al computer, assume che ciò avvenga a causa di una forza misteriosa e non ancora rilevata direttamente: L'energia oscura.



Oggi però abbiamo un colpo di scena: Alcuni astronomi (Gábor Rácz e László Dobos, astrofisici presso l'Università di Budapest) si stanno convincendo che in realtà non servirebbe per forza l'energia oscura per aumentare l'accelerazione dell'universo.
Secondo questa nuovissima e spiazzante teoria, l'accelerazione dell'universo potrebbe essere guidata da variazioni, o disomogeneità, nella sua densità.
Se è così, allora uno dei più grandi misteri della fisica potrebbe essere spiegato con nient'altro che la familiare teoria generale di relatività di Albert Einstein.

Il dibattito si è appena aperto e moltissimi astronomi sono scettici e non concordano.
La questione sta nel metodo che i cosmologi usano per calcolare come l'universo si è evoluto negli ultimi 13,8 miliardi di anni.

Questo metodo è basato su due equazioni. La prima descrive come la materia si sia addensata e collassata formando galassie e ammassi di galassie. La seconda, nota come metrica di Friedmann-Lemaître-Robertson-Walker (FLRW), nasce dalla teoria della relatività generale di Einstein, e viene usata per calcolare quanto l'universo si sia ampliato.
Durante le simulazioni i cosmologi usano la metrica FLRW per calcolare il "fattore di scala", che specifica quanto l'universo è cresciuto in un dato periodo. Questo fattore di scala viene poi usato per calcolare come progredisce la formazione delle galassie e degli ammassi in quel periodo.
L'equazione FLRW si applica a un universo regolare e omogeneo. Quindi, per calcolare il fattore di scala in un dato periodo, i cosmologi di solito assumono che l'universo sia regolare e utilizzano la sua densità, in un dato momento (vedi sopra), come parametro della metrica FLRW.
E' proprio su questi fattori che entra in gioco la nuova ipotesi che esclude l'energia oscura dall'universo.

L'ipotesi si basa sul fatto che la relatività generale (finora rimasta salda), afferma che la massa e l'energia deformano lo spazio-tempo, di conseguenza lo spazio dovrebbe espandersi più velocemente nelle regioni con meno materia e più lentamente nelle regioni più dense, dove la gravità delle galassie lotta contro l'espansione.
Quindi, in linea di principio, le disomogeneità dell'universo possono influenzare l'espansione dell'universo.

Gábor Rácz e László Dobos, hanno cercato di simulare uno spazio cubico di 480 milioni di anni luce su ciascun lato.
Invece di utilizzare la metrica FLRW per calcolare un unico fattore di scala per l'intero cubo-spazio, hanno suddiviso il cubo in 1 milione di mini-universi.
Hanno poi usato l'equazione per calcolare il fattore di scala di ognuno di queste zone di universo, supponendo che ogni regione dell'universo determini la propria velocità di espansione. I ricercatori hanno quindi calcolato la media di tutti i fattori di scala, che possono differire dal fattore di scala calcolato dalla densità media.
Il risultato della simulazione è stato che questo universo virtuale, scomposto in tante piccole zone, si è evoluto come quello reale, e negli ultimi miliardi di anni si è espanso con la stessa accelerazione.

Ciò è accaduto anche senza aggiungere energia oscura  alla simulazione.
Lo studio è stato riportato in un report della Royal Astronomical Society e i risultati suggeriscono che forse l'energia oscura sia solo un abbaglio.
Quindi da oggi quando guarderemo il cielo notturno e le sue meraviglie non penseremo più all'energia oscura?
Assolutamente no, molti scienziati sono ancora cauti nel concordare la nuova teoria ma concordano comunque che debba essere approfondita.


sabato 22 aprile 2017

ammassi galattici galassie universo
Edwin Hubble, nel suo celebre schema, classificò le galassie in quattro tipi principali: galassie ellittiche, galassie lenticolari, galassie a spirale e per finire galassie irregolari. La classificazione era basata su proporzioni relative di rigonfiamento e disco delle galassie.
Lo schema di Edwin Hubble pone le basi per lo studio dell'evoluzione galattica.
Le galassie più vicine a noi e quindi più giovani hanno infatti una morfologia ben sviluppata, con spirali ben definite. Invece le galassie più lontane e quindi più anziane hanno una morfologia più caotica e irregolare.

Ma come sono nate le galassie e come si sono evolute fino ai nostri giorni?


LA CREAZIONE
Dopo il Big Bang, tutta la materia era distribuita in maniera quasi uniforme nello spazio.
Nel corso dei diversi miliardi di anni che seguirono alla creazione, le regioni leggermente più dense dell'Universo cominciarono a diventare gravitazionalmente attratte l'una all'altra.
Quelle meno dense invece andarono a formare dei vuoti cosmici come quelli enormi e ancora inspiegabili di cui abbiamo parlato qui: Cosa sono i vuoti cosmici?

La desità di queste zone è quindi cresciuta formando nebulose di gas.
Questi "grumi" sono diventati galassie primordiali. A questo punto le nuvole di idrogeno all'interno delle proto-galassie hanno iniziato a loro volta a condensarsi in tanti batuffoli che successivamente hanno dato origine alle prime stelle dell'universo.
Alcuni di questi oggetti primordiali erano piccoli e diventarono piccole galassie nane.
Molte altre invece erano più grandi e le stelle al loro centro diventarono molto massicce e con una vita molto breve. Morendo queste stelle hanno generato uno o più buchi neri super-massicci, la cui rotazione ed influenza gravitazionale immensa hanno iniziato a far ruotare le galassie. La differenza di densità ha pensato poi a dar vita alle forme a spirali a noi oggi tanto familiari. Presto faremo un approfondimento sulle spriali.

SCONTRI
Una volta formate, queste galassie si sono aggregate in strutture galattiche più grandi chiamate gruppi, ammassi e super ammassi di galassie. Col passare del tempo hanno iniziato ad attrarsi l'una all'altra per via della forza della loro gravità e molte si sono scontrate fondendosi.
L'esito di queste fusioni dipende dalla massa delle galassie nella collisione.
Le galassie più piccole sono state inglobate da quelle più grandi sommando ad esse la loro massa. La nostra Via Lattea, per esempio, recentemente ha divorato alcune galassie nane trasformandole in scia di stelle che orbitano attorno al nucleo galattico.
Ma quando a scontrarsi sono entrambe grandi galassie, il risultato che ne esce è una massiccia galassia ellittica e nulla rimane a testimoniare la bellezza delle spirali prima dello scontro.
Le galassie ellittiche sono tra le galassie più grandi mai osservate.
Un'altra conseguenza di queste fusioni è che i buchi nesi supermassici nei loro centri diventano ancora più grandi.
Come abbiamo detto, non tutte le fusioni generano galassie ellittiche.
Quello che è certo però è che tutte le fusioni provocano un cambiamento nella struttura delle galassie coinvolte.
Per esempio, si crede che la Via Lattea stia vivendo tutt'oggi un'altro evento di fusione con le vicine Nubi di magellano; Così come è ormai certo che la via lattea si scontrerà con la galassia di Andromeda (M31).
Negli ultimi anni è stato anche accertato che anche la galassia nana Canis Major si è fusa con la nostra.

Ma in mezzo a tutti questi catastrofici scontri galattici, quali pericoli corriamo?
Fortunatamente anche se le fusioni sono viste su larga scala come eventi molto violenti, data le ampie distanze tra le stelle, non causano però collisioni tra i sistemi stellari.
Tuttavia, le fusioni possono determinare onde d'urto gravitazionali, capaci di provocare la formazione di nuove stelle in nebulose dormienti.

Questo è ciò che si prevede accadrà quando la Via Lattea si fonderà con la galassia di Andromeda tra circa 4 miliardi di anni.



MORTE
In ultima analisi, le galassie cessano di formare stelle una volta che esauriscono la loro riserva di gas e di polvere.
Quando ciò accade, la formazione di stelle si rallenta nel corso di miliardi di anni finché non cessa completamente. Tuttavia, le future fusioni assicurano che stelle, gas e polvere fresche siano depositate nelle galassie più vecchie, prolungando così la loro vita.
Al momento, si pensa che anche la nostra galassia abbia sfruttato la maggior parte del suo idrogeno e che la formazione di stelle rallenterà fino a quando l'idrogeno residuo sarà esaurito del tutto.
Le stelle come il nostro sole possono durare solo 10 miliardi di anni; Ma stelle nane rosse più piccole possono durare per qualche trilione di anni.
Tuttavia, grazie alla presenza di galassie nane e alla nostra prossima fusione con Andromeda, la nostra galassia potrebbe partorire stelle ancora per molto tempo.
Tuttavia, tutte le galassie nella nostra  zona dell'Universo (gruppo locale) si influenzeranno gravitazionalmente sempre di più  e finiranno per collidere andando a formare una gigante galassia ellittica.
Conosciamo molti esempi di questo tipo di galassie-fossili, una su tutte la galassia supermassiccia M49.


Queste galassie hanno sfruttato tutte le loro riserve di gas e tutto ciò che rimane loro sono le ultime stelle più durature.
Nel giro di qualche miliardo di anni anche queste stelle si spegneranno e alla fine rimarra soltanto un "grumo" disordinato di fredde e deboli nane bianche, pulsar e qualche buco nero.

Dopo che la via lattea si fonderà con Andromeda e si unità a tutte le altre galassie del gruppo locale, possiamo aspettarci che anche lei subirà un destino simile.

Le galassie sono splendide città piene di stelle, nebulose e splendide meraviglie. Le più giovani hanno splendide spirali ordinate.
Ma purtroppo tutto ciò non durerà per sempre.


giovedì 30 marzo 2017

ammassi galattici buchi neri galassie hubble universo



la gigantesca galassia NGC 1275, conosciuta anche come Perseus A, si trova al centro dell'ammasso di galassie del Perseo (Abel 426).
NGC 1275 è una galassia attiva ben nota per la sua sorgente radiofonica (Perseus A) ed è una galassia emettitore di raggi X a causa della presenza del buco nero supermassiccio nel suo centro.
Combinando immagini multi-lunghezza d'onda in questo assemblaggio diventano visibili alcune dinamiche di questo oggetto.


I filamenti che si irradiano da questa galassia sono originati da meccanismi in gran parte sconosciuti, ma che probabilmente sono il risultato di un'interazione tra il buco nero al centro della galassia e il gas che lo circonda. Gli oggetti che si vedono sullo sfondo sono galassie appartenenti allo stesso ammasso.
L'immagine nel visibile, ai raggi X e lo spettro radio, sono stati sovrapposti per avere un'immagine esteticamente gradevole che metta in risalto gli episodi violenti che avvengono nel centro della galassia.

In questa immagine composita, le bande di polveri, le regioni di formazione stellare, i filamenti di idrogeno, le stelle in primo piano e le galassie sullo sfondo, sono il risultato della fotografia ottica di Hubble. 
I dati a raggi X disegnano invece i soffici gusci viola intorno alla parte esterna del centro.
I lobi rosati verso il centro della galassia provengono invece da emissioni radio. I getti radio emessi dal buco nero riempiono le cavità radiografiche.

Ad una distanza di circa 230 milioni di anni luce, questo è l'esempio più vicino alla Terra di strutture così vaste che circondano le galassie più massicce di tutto l'universo.


Costellazione:Perseo
Ascensione retta:03h 19m 48,2s
Declinazione:+41° 30′ 42″
Magnitudine:11,9
Dimensione apparente:2,2' x 1,7'
Distanza:235 milioni a.l.




venerdì 7 febbraio 2014

ammassi galattici ammassi stellari buchi neri cielo profondo esplorazione galassie hubble Pianeti extrasolari stelle universo via lattea
Zooniverse è un portale di collaborazione scientifica che estende l'esperienza di calcolo collaborativo sperimentato già dall'agenzia SETI.

Il concetto è che molte fotografie astronomiche scattate da Hubble, dalle sonde spaziali e da altri strumenti che osservano il cielo di continuo, necessitano di una analisi visiva umana e non computerizzata.

Questo perché alcuni dettagli possono sfuggire agli algoritmi automatici, oppure il costo per programmarli è troppo alto, oppure ancora sono semplicemente impossibili da individuare perché necessitano della discrezione umana.

A questo punto la scienza chiede aiuto a tutti gli appassionati di scienza che vogliano dedicare del tempo ad analizzare fotografie per individuare qualcosa di nuovo. 
Che cosa?  Beh, la risposta risiede nel programma scientifico alla quale volete partecipare!

Per esempio è possibile consultare decine di foto di stelle scattate dalla sonda kepler e capire se, attraverso il metodo del transito, potrebbero ospitare pianeti extra-solari.
Oppure si possono consultare decine di immagini di galassie lontane, per individuare possibili buchi neri nel loro nucleo. 

Anche se i temi trattati sono molto complessi, l'analisi visiva è molto interessante e soprattutto resa semplicissima da istruzioni grafiche ed esempi che portano l'utente a svolgere le rilevazioni con semplicissimi click.

Ovviamente se c'è il sospetto che un utente abbia scoperto qualcosa, la sua rilevazione non entrerà subito nella storia.
Ma, se anche altri utenti hanno scoperto qualcosa sulla stessa immagine, viene inviato un alert ad un team di ricercatori, questa volta specializzati, che partendo dalle rilevazioni degli utenti consolideranno i risultati ed eventualmente apriranno nuove ricerche.
Periodicamente gli utenti vengono poi avvisati sull'esito delle rilevazioni a cui hanno partecipato.

Attraverso Zooniverse si può partecipare facilmente a ricerche non solo astronomiche ma anche riguardanti scienze terrestre, meteorologiche e via dicendo. 

Nel dettaglio, è possibile partecipare a questi progetti di ricerca astronomica:


https://www.zooniverse.org/projects?discipline=astronomy&page=1&status=live#space















mercoledì 8 gennaio 2014

ammassi galattici cielo profondo galassie hubble universo
Gli astronomi hanno usato l' occhio acuto del telescopio spaziale e la lente gravitazionale prodotta dal super ammasso di galassie Abell 1689 per trovare 58 galassie remote, che hanno prodotto la maggior parte delle nuove stelle durante i primi milioni di anni dell'universo. Sono le più piccole, le più deboli e le più numerose galassie mai viste dell'Universo remoto.


I cerchi bianchi sparsi in tutta l'immagine del super ammasso di galassie (a sinistra)