sabato 24 novembre 2018

esplorazione Sistema solare


Il nostro nuovo logo ritrae una mappa galattica che potrebbe consentire a civiltà aliene intelligenti di localizzare il Sole e la Terra. Scopriamo come!

L'ispirazione per il nostro logo arriva dalla mappa di pulsar incisa sul disco placcato in oro inviato nello spazio profondo a bordo della sonda Voyager.
Su questo disco, destinato alle civiltà intelligenti che nel futuro potrebbero recuperare la sonda, oltre alla mappa di pulsar sono rappresentate anche due figure umane, un uomo e una donna; l'immagine della sonda stessa, e una sintesi del Sistema Solare con il percorso fatta dalla Voyager prima di uscire dal nostro sistema planetario.
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Ma vediamo alla mappa che ha ispirato il nostro nuovo logo.

Lo scopo della mappa è quella di permettere di localizzare la terra alla civiltà aliena che potrebbe recuperare la sonda.
La localizzazione è fatta rapportando la posizione di 14 pulsar alla posizione del Sole.

Nella nostra galassia ogni pulsar ha una sua frequenza che la contraddistingue dalle altre in maniera unica. Ecco il motivo per la quale sono state usate come paletti per definire una mappa in cui collocare il Sole.
In questo approfondimento puoi capire cosa sono le pulsar e perché sono così particolari da essere usate nello spazio come punti di riferimento. Pulsar e stelle di neutroni

Nella mappa ogni pulsar è collegata al sole da una linea continua. La lunghezza della linea rappresenta la distanza relativa della pulsar dal Sole.
Incise lungo ognuna delle linee che unisce le pulsar al Sole, ci sono dei trattini verticali e orizzontali che rappresentano un numero binario.
La speranza è che una civiltà intelligente possa comprendere il sistema binario, che, essendo alla base delle nostre moderne tecnologie (i computer) dovrebbe essere conosciuto anche da una civiltà più intelligente della nostra.

Quando moltiplicato per una misura nota di tempo, quel numero rivela la frequenza della pulsar all'estremità della linea, cioè quanto velocemente gira e lampeggia.

Sulla Terra, la nostra unità di tempo è il secondo. Diciamo che una pulsar ruota a n volte al secondo.
Ma altre civiltà usano sicuramente altre metriche per misurare il tempo. Quindi per usare una unità comune si è pensato di usare come riferimento il periodo di tempo in cui cambia lo spin dell'elettrone di un atomo di idrogeno rispetto al suo protone.
A questo link di Wikipedia potete capire cos'è lo spin: Spin
Anche questa informazione, come il sistema binario, dovrebbe essere accessibile ad una civiltà intelligente.

Perché l'idrogeno? Perché è l'elemento più abbondante nell'universo, e questo aumenta le possibilità che altri esseri intelligenti lo riconoscano e conoscano la durata del suo spin, che nelle nostre unità di misura temporale è di 0,7 miliardesimi di secondo.

Supponendo che gli alieni conoscano questo numero, potrebbero quindi calcolare l'esatta frequenza delle pulsar disegnate sulla mappa e cercare di abbinarle alle pulsar a loro note.

Ma la mappa è bidimensionale, quindi una civiltà aliena che cercasse di localizzarci avrebbero bisogno di capire anche dove si trovano le pulsar nello spazio 3D.

Per fare questo dovranno capire che devono usare la linea più lunga sulla mappa, quella priva di tacche.
Questa linea illustra la distanza relativa tra il nostro sole e il centro della galassia, rappresentato dall'unica tacca finale.
La linea stabilisce anche il piano galattico bidimensionale: il piano in cui giace la maggior parte della massa della nostra galassia a forma di disco.

Le 14 linee delle pulsar hanno dei segni di graduazione che, in base alla loro distanza dalla fine della linea, forniscono una stima di quanto lontano dal piano galattico si trova ciascuna pulsar: più vicino alla fine della linea è il segno di spunta, più vicino al piano galattico si trova la pulsar.

Ed è così che una civiltà aliena intelligente può prendere la mappa 2D e trasformarla in una mappa 3D.
Una volta che i segni di graduazione vengono presi in considerazione, le linee delle pulsar rientrano nei loro corretti orientamenti 3D, indicando dove le pulsar sono effettivamente in relazione al centro della galassia e al nostro sole.

La mappa è davvero molto complicata, e la sua lettura necessita oltre che di conoscenza, anche di molta intuizione.
Ma la specie umana è riuscita a concepire tutto ciò, pur dimostrando tutti i giorni di non essere così intelligente come si vanta di essere, allora non dovrebbe essere un problema decifrarla per una civiltà più intelligente della nostra.

lunedì 27 agosto 2018

esplorazione Pianeti extrasolari via lattea
L'acqua non è così rara nell'universo. La nostra galassia, la Via Lattea, è straordinariamente piena di pianeti extra-solari ricchissimi di acqua.

I pianeti alieni di medie dimensioni, diciamo da due a quattro volte più grandi della Terra, tendono a ospitare enormi quantità di acqua.
Alcuni di questi mondi extra-solari hanno talmente tanta acqua che la loro massa è composta fino al 50% di acqua.
Per fare un esempio, la maggior parte della superficie del nostro pianeta è ricoperta di acqua, ciò nonostante la massa dell'acqua è solo dello 0,02% dell'intero pianeta.
Ora possiamo renderci conto di quanta acqua ci sia su alcuni pianeti extra-solari.

I dati raccolti dai programmi osservativi indicano che circa il 35% degli esopianeti conosciuti più grandi della Terra sono ricchi di acqua.
Questa affermazione si bassa su un modello che mette in relazione la massa dei pianeti e il loro raggio.
Questo modello mette in evidenza che i pianeti extra-solari con una dimensione di circa 1,5 volte la dimensione della Terra, o più piccoli, tendono ad essere rocciosi. Pianeti più grandi invece tendono ad essere più acquatici.
Anche nel sistema solare i pianeti più grossi della Terra sono principalmente gassosi.

I pianeti di questo tipo osservati fino ad ora, sono più vicini alla loro stella di quanto non lo sia la terra al Sole. Questo fa in modo che la loro temperatura superficiale si aggiri nell'intervallo da 200°C a 500°C.
La loro superficie liquida quindi potrebbe essere avvolta da un'atmosfera costituita principalmente da vapore acqueo, con uno strato di acqua liquida al di sotto.
Sotto alla superficie liquida invece l'acqua si troverebbe compressa da una pressione e da una gravità molto più alta di quella sul nostro pianeta, dovuta alle dimensioni più ampie del pianeta rispetto alla Terra.
Questa enorme compressione genera un particolare tipo di ghiaccio, sotto alla quale ci sarebbe il vero e proprio nucleo solido.
Il pianeta extra-solare Glise 436b è un esempio molto chiaro di quanto illustrato da questo modello.
Abbiamo parlato di questo fenomeno in modo dettagliato qui: Glise 436b: un pianeta che brucia il ghiaccio

La conferma di quanto questo modello sia valido la avremo con le osservazioni che farà il Il Transite Exoplanet Survey Satellite (TESS) della NASA, lanciato pochi mesi fa, che probabilmente troverà molti di questi mondi acquatici.

sabato 14 aprile 2018

esplorazione Giove Sistema solare

Le ultime scoperte su Giove

Una visione 3D dei cicloni del polo nord di Giove e una mappa dettagliata del campo magnetico. Ecco i progressi della sonda Juno sullo studio del re del Sistema Solare.

La sonda Juno è stata lanciata verso Giove il 5 agosto 2011. Il 5 luglio 2016, dopo 5 anni di viaggio interplanetario, è arrivata a destinazione ed ha iniziato ad inviare dati preziosissimi sul re dei pianeti.
Nonostante il termine della sua missione sia stata stimata per il febbraio 2018, la sonda sta ancora continuando ad inviare dati!
Oggi, Aprile 2018, ha compiuto circa 200 milioni di chilometri nell'orbita di Giove.

Quello che vi mostriamo oggi in questo video della NASA rappresenta i progressi compiuti dai planetologi nello studio dell'atmosfera di Giove.


In particolare stiamo guardando una visione 3D dell'atmosfera sopra al polo nord del pianeta, osservata nell'infrarosso. Questa visione consente di riprendere i segnali delle temperature provenienti dalle nubi del pianeta.
In questa regione ci sono cicloni anticicloni molto densi e ravvicinati. Le immagini in 3D di questi cicloni hanno una profondità che arriva fino a 70 chilometri sotto al limite superiore delle nubi.
E' evidente che il polo nord di Giove è dominato da un ciclone centrale circondato da ben otto cicloni circumpolari.
Le dimensioni di questi cicloni? vanno dai 4.000 a 4.600 chilometri, stranamente hanno estensioni simili ai grandi cicloni tropicali che si verificano sulla Terra.
Le aree gialle sono più calde e quindi più profonde nell'atmosfera di Giove, e hanno temperature di -13° C. Invece le aree scure sono più fredde e più ad alta quota nell'atmosfera: li la temperatura è di -83° C.
Prima che Juno raggiungesse il pianeta, non avevano idea di come fossero i poli di Giove, perché la sua angolazione non ci permette dalla terra una visuale favorevole. Ma con i sorvoli ravvicinati sopra i poli ad una distanza così ravvicinata, l'umanità sta raccogliendo immagini a infrarossi che permetteranno di studiare nel dettaglio i modelli meteorologici polari del più grande pianeta del Sistema Solare.



Juno sta anche iniziando a rivelare come siano gli strati più interni della straordinaria atmosfera Geoviana e quali siano i meccanismi che guidano la rotazione delle grandi bande che osserviamo da decenni dalla Terra.
Juno ha confermato che queste grandi fasce ruotano a velocità diverse e variabili, e ha misurato la loro estensione per circa 3.000 chilometri.
Nelle bande l'idrogeno diventa abbastanza conduttivo da essere trascinato in una rotazione quasi uniforme all'interno di ognuna di esse dal potente campo magnetico del pianeta.

Gli stessi dati usati per analizzare la rotazione di Giove contengono informazioni sulla struttura e sulla composizione interna del pianeta.
Nel secondo video che vi proponiamo, pubblicato dai ricercatori NASA, è stata ricostruita una visione dettagliata del motore che alimenta il campo magnetico di Giove.
Le osservazioni di Juno stanno permettendo la costruzione di un modello per rappresentare il campo magnetico partendo dalle misurazioni effettuate durante otto orbite della sonda.
Da queste osservazioni sono state costruite mappe sia del campo magnetico in superficie che nelle regioni più profonde, dove i planetologi pensano che abbia veramente origine il campo.
Va sottolineato che siccome Giove è un gigante gassoso, per "superficie" si intende il raggio esterno della sua atmosfera, che è di circa 71.450 chilometri.

Queste mappe hanno rivelato irregolarità del campo magnetico inaspettate. Regioni con un'intensità sorprendente affiancate da regioni ad intensità molto più modesta.
Inoltre grazie a Juno sappiamo che il campo magnetico di Giove è più complesso nell'emisfero settentrionale che nell'emisfero meridionale.
Circa a metà strada tra l'equatore e il polo nord si trova un'area in cui il campo magnetico è intenso e positivo. Questa zona però è immersa in aree meno intense e di segno negative.
Nell'emisfero meridionale, invece, il campo magnetico è costantemente negativo, e diventa sempre più intenso a mano a mano che ci spostiamo dall'equatore verso il polo.
Le aree rosse nel video mostrano le linee del campo magnetico che emergono dal pianeta, mentre le aree blu mostrano dove il campo magnetico si tuffa nuovamente nel pianeta.
E' facile notare come i punti in cui nasce il campo magnetico non abbiano per niente una disposizione regolare, ma siano comunque tutti molto prossimi al polo nord.
Diversamente, i punti in cui le fasce magnetiche tornano nel pianeta non si trovano solo nelle zone del polo sud, come ci si aspettava, ma anche nelle zone equatoriali.

Da cosa derivano queste differenze in un pianeta rotante che è generalmente considerato più o meno fluido? I planetologi stanno ancora lavorando a questo enigma e sicuramente Juno sarà loro di grande aiuto!

domenica 25 marzo 2018

comete esplorazione Sistema solare


Le comete sono tra gli oggetti più intriganti del sistema solare. La sonda Rosetta ha raggiunto la cometa 97P ed a confermato molte ipotesi su questi oggetti e svelando diversi segreti sulla superficie delle comete. Ecco una panoramica approfondita di alcune caratteristiche trovate sulla superficie della cometa P97P.

La sonda Rosetta ha sorvegliato la cometa 97P durante il suo percorso verso il sole, imparando come il suo comportamento cambia quotidianamente e come si evolve la sua superficie mentre interagisce con il vento solare.
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Dopo aver raggiunto la cometa 97P, La sonda Rosetta iniziò immediatamente a raccogliere dati da inviare sulla Terra.
Ha rivelando una notevole serie di caratteristiche superficiali della cometa e molti processi che contribuiscono alla sua attività, dipingendo un quadro complesso della sua evoluzione.
Abbiamo parlato più in generale delle comete in questo nostro approfondimento: Cosa sono le comete e perché hanno due code.
La cometa, come ormai sappiamo dalle numerose immagini che si sono diffuse su internet, ha una forma piuttosto irregolare configurata dalla presenza di due lobi, uno molto più grande dell'altro, collegati da un collo molto più stretto.
Questa forma la classifica come cometa "binaria a contatto". Il termine indica che un tempo, al posto del nucleo della cometa 97P, ci sono stati due oggetti distinti e molto vicini l'uno all'altro. Probabilmente orbitavano anche attorno ad un baricentro comune, rendendosi uno il satellite dell'altro. Con il tempo la bassa velocità di movimento e la leggerezza dei due corpi, li hanno portati a toccarsi e ad unirsi.

Come potete vedere nella galleria fotografica, se ci trovassimo sulla 97P sicuramente rimarremmo affascinati dalle impressionanti pareti rocciose che ci circonderebbero, e che in alcuni casi avrebbero forme alquanto bizzarre. Alzeremmo gli occhi e vedremmo un panorama ancora più esemplare delle Dolomiti. Gli scalatori di tutto il mondo darebbero un occhio alla testa per scalare pareti alte 4km ad una gravità quasi nulla.

Il lobo più piccolo misura 2,6 × 2,3 × 1,8 km, mentre il più grande 4,1 × 3,3 × 1,8 km. Nella sua globalità il nucleo della cometa 97P è lungo circa 4km, come il Monte Bianco, ed ha un volume di 21,4 km cubici.
Rimanendo in un ambito di numeri, la massa della cometa 97P è di circa 10 miliardi di tonnellate, ed ha una densità di 470 kg ogni metro cubo.
Questi numeri possono sembrare incomprensibili, ma si tratta di un corpo talmente leggero che se fosse fermo in un oceano galleggerebbe!

Le rilevazioni della sonda Rosetta confermano quello che i planetologi immaginavano circa la morfologia delle comete: la cometa 97P ha una struttura interna formata in predominanza da grumi di ghiaccio legati tra loro da accumuli di polvere. Sotto alla superficie ci sarebbero anche molte aree cave e vuote. Nel complesso questa morfologia da alla cometa una porosità del 70-80%.

Sulla superficie della cometa 97P, in base alla composizione della superficie, gli scienziati hanno identificato 19 regioni separate e con confini distinti. Queste zone sono state suddivise in cinque categorie di terreno di base:
  • superfici coperte di polvere;
  • Superfici fragili con pozzi e strutture circolari;
  • Superfici con depressioni su larga scala;
  • Superfici liscie;
  • Superfici più consolidate e simili a rocce.

Guardando le immagini inviate dalla sonda Rosetta ai planetologi è subito parso chiaro che gran parte dell'emisfero settentrionale è coperto di polvere.
Quando la cometa viene riscaldata, il ghiaccio sottostante si trasforma direttamente in gas che sfugge portando con se anche il pulviscolo, andando formare la coda e una lieve atmosfera.
La polvere viene trascinata insieme al gas a velocità più basse e le particelle che non viaggiano abbastanza velocemente da superare la debole gravità ricadono sulla superficie. Le zone più attive in questo senso sembrano essere quelle del collo, la zona che unisce i due lobi.
La presenza di queste emissioni è testimoniata anche da increspature simili a dune sulla superficie. Alcune pietre più grandi hanno anche generato delle "code di vento": facendo da ostacoli naturali al flusso di gas hanno creato strisce di materiale nella direzione 'sottovento'.

Osservando la cometa 97P da così vicino è emerso che la polvere che copre la cometa della cometa, in alcuni punti è spessa diversi metri e le misure della temperatura superficiale e del sottosuolo hanno messo in evidenza che questa polvere svolge un ruolo chiave nell'isolare l'interno della cometa della cometa dalle radiazioni solari, contribuendo a proteggere i ghiacci presenti sotto la superficie.

In alcune zone però questa coperture è più sottile, e in alcun casi sulla superficie è stato possibile vedere piccole aree di ghiaccio non coperte che affiorano fino in superficie. Sono aree molto piccole e risultano molto luminose per la riflessione che fanno della
Tipicamente, sono associate a superfici in cui si è verificato il collasso di materiale più leggero che ha lasciato spazio al ghiaccio sottostante.

Tipo:Perseo
Origine stimata:Cintura di Kuiper
Periodo orbitale:11 anni
Dimensioni8km x 6kn | 21,4 km cubici
Massa10 miliardi di tonnellate
Densità:470 kg per metro cubo
Tasso di evaporazione:0,3 | 1,5 litri al secondo
ComposizionePolvere: 4/4 | Gas: 1/5
Composizione chimicaossigeno, metano, vapore acqueo, monossido di carbonio e anidride carbonica, acetilene, alcol, ammoniaca, amminoacidi, idrogeno solforato, metano e formaldeide


venerdì 1 settembre 2017

esplorazione Saturno Sistema solare

Perché Cassini è dovuta morire?


Dal il 15 Settembre 2017 non abbiamo più immagini mozzafiato di Saturno a distanze ravvicinate.
In questa data la sonda si è immersa nel pianeta gigante.
Ma perché è così necessario distruggere una sonda storica da 3 miliardi di dollari, ancora perfettamente funzionante e alle prese con un obbiettivo così affascinante e lontano?


Purtroppo Cassini era a rischio contaminazione per il sistema planetario di Saturno.
Proprio cosi, la missione di Cassini ha firmato la sua condanna a morte quando ha scoperto gli oceani salati sotto il ghiaccio di Enceladus, una della lune ormai più famose di Saturno.

Un'altro ambiente fortemente a rischio dalla sonda era quello della luna Titano: unico satellite del sistema solare ad avere una atmosfera sviluppata e la cui chimica è piuttosto complessa.

Il rischio contaminazione deriva dal fatto che la sonda Cassini negli anni 90 quando è stata costruita non è stata adeguatamente sterilizzata, quindi è possibile che i batteri provenienti dalla Terra possano raggiungere questi due mondi ancora sterili che godono di molta curiosità da parte della comunità scientifica mondiale.
Anche se le condizioni dello spazio profondo dovrebbero essere stati fatali per i batteri che hanno viaggiato in questi 20 anni, la NASA non può in nessun modo rischiare di contaminare Enceladus e Titano.

L'incubo è nato dal fatto che purtroppo il combustibile di Cassini stava per esaurirsi e presto la sonda avrebbe vagato senza controllo intorno a Saturno, in un ambiente fortemente instabile dove uno scontro casuale con un detrito avrebbe potuto scaraventarla sulle preziose lune.

Ecco perché la NASA, l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e l'Agenzia Spaziale Italiana hanno deciso di comune accordo che la migliore linea d'azione era quella di distruggere la sonda a settembre.

Tuttavia questa tragica fine è stata ancora una volta uno spettacolo da parte di Cassini, l'ultimo. Gli ingegneri hanno pensato ad ogni dettaglio per non perdere nemmeno un secondo di questo discesa che è stata ripresa e monitorata dalla NASA in ogni istante!!

martedì 18 luglio 2017

asteroidi esplorazione Sistema solare
La sonda New Horizons non ha ancora finito di stupirci, porterà l'occhio umano in luoghi dove nessuno ha mai guardato e in un passato in cui nessuno è mai stato: ai confini del Sistema Solare.

New Horizons infatti, nota per averci mandato le prime ed uniche straordinarie immagini di Plutone, sta continuando il suo viaggio verso i confini del Sistema Solare all'interno della fascia di Kuiper.
All'inizio del 2019 arriverà a sorvolare un campione tra i migliaia di corpi che popolano la fascia: un anonimo  asteroide noto come 2014 MU69, che ruota intorno al sole in 293 anni, e che gli scienziati hanno ritenuto raggiungibile senza troppe manovre aggiuntive alla rotta di New Horizons.



La cintura di Kuiper è una regione caotica del Sistema Solare piena di oggetti "avanzati" durante la sua formazione circa 4,6 miliardi di anni fa. 
Si estende dall'orbita di Nettuno, a circa 30 Unità astronomiche, fino a 55 Unità astronomiche. Tuttavia, questa fascia non definisce ancora i confini del sistema solare.
Per scoprire le vere dimensioni del Sistema Solare e cosa c'è oltre la cintura di Kuiper: Quanto è grande il Sistema Solare
In questa fascia troviamo pianeti nani come Plutone. Nonostante la lontananza dal Sole e le dimensioni ridotte, alcuni di questi pianeti nani hanno atmosfere, molto sottili, che condensano fino a sparire quando la loro orbita li porta più lontani dal sole. Alcuni pianeti hanno anche delle piccole lune: Plutone è un chiaro esempio di corpi con entrambe queste caratteristiche.

Oltre a pianeti, nani nella fascia troviamo anche migliaia di comete su orbite piuttosto caotiche, in attesa di essere attirate verso il Sole da qualche anomalia gravitazionale. E' da qui che partono le comete note anche come comete a corto periodo, il cui periodo orbitale non supera i 200 anni.
Tutti i segreti delle comete li abbiamo raccontati qui: Cosa sono le comete? e perché hanno due code?


Lo studio di questi oggetti è molto importante, perché grazie alla loro lontananza dal Sole e alla mancanza di fenomeni atmosferici e terrestri che hanno invece modificato ed evoluto i pianeti, essi si trovano ancora nello stato evolutivo in cui si trovavano 4,6 miliardi di anni fa, all'origine del Sistema Solare.
Osservare e studiare questi oggetti significa quindi studiare il Sistema Solare proiettati in un passato ci circa 4 miliardi di anni fa.
Per questo la Nasa ha deciso di inviare la sonda New Horizons verso uno degli oggetti della fascia di Kuiper.

Quando New Horizons arriverà a sorvolare MU69 nel 2019, sarà l'oggetto più lontano mai esplorato da una nave spaziale. Questo oggetto antico della cintura di Kuiper non è molto conosciuto a causa della difficoltà di osservazione. La sua luce infatti è molto debole, le sue dimensioni sono molto ridotte e la sua distanza altissima: orbita a circa 6,6 miliardi di km dalla Terra, quasi 31 volte la distanza terra-sole.

Ma come fanno gli astronomi a pianificare la missione su un oggetto cosi lontano e praticamente invisibile anche con i più potenti telescopi?
La risposta è sbalorditiva: usano il metodo del transito, lo stesso metodo usato per la ricerca di pianeti extra-solari.
Per studiare questo oggetto così lontano dalla Terra, il team di New Horizons ha utilizzato i dati del telescopio spaziale Hubble e dell'Agenzia Spaziale Europea per calcolare quando e dove sarebbe passato davanti ad una stella eclissandola: evento noto come occultazione.

Una di queste occultazioni si è verificata il 3 giugno 2017.
Più di 50 astronomi, tra interni al team e collaboratori, hanno osservato questo fenomeno lungo tutta la traiettoria dell' eclisse stellare; catturando più di 100.000 immagini dell'eclisse che potranno essere utilizzate per studiare MU69.
I primi risultati hanno già fornito informazioni preziose e sorprendenti. Per esempio sembrerebbe che MU69 potrebbe non essere così scuro come si immaginavano essere gli oggetti della fascia di Kuiper.
Un'altra scoperta sorprendente, ma tutta da verificare, è che MU69 potrebbe non essere un singolo corpo ma un sistema binario o addirittura un piccolo sciame di oggetti più più piccoli dimenticati dal sistema solare durante la formazione dei pianeti.

Il 10 luglio 2017 c'è stato un altro di questi eventi. Gli astronomi analizzeranno i dati nelle prossime settimane, cercando in particolare anelli o detriti intorno a MU69 che potrebbero presentare problemi per la sonda New Horizons al suo arrivo nel 2019.

L'esplorazione di New Horizons ci lascerà sicuramente tutti senza fiato, soprattuto se pensiamo alla tecnologia relativamente recente utilizzata per le riprese ottiche.
Per avere un'idea della definizione che potrebbero avere le immagini di questo oggetto posto ai confini del sistema solare vi proponiamo un video in HD generato utilizzando le ultime foto raccolte dalla sonda durante il passaggio accanto a Plutone.

Più sotto troverete anche l'ultima immagine scattata di Plutone e una serie di immagini che riprendono il satellite di Giove Io con i suoi pennacchi vulcanici, ripresi anch'essi dalla sonda durante il Fly-by.

Le foto, se volete salvarle, sono in HD.





venerdì 7 febbraio 2014

ammassi galattici ammassi stellari buchi neri cielo profondo esplorazione galassie hubble Pianeti extrasolari stelle universo via lattea
Zooniverse è un portale di collaborazione scientifica che estende l'esperienza di calcolo collaborativo sperimentato già dall'agenzia SETI.

Il concetto è che molte fotografie astronomiche scattate da Hubble, dalle sonde spaziali e da altri strumenti che osservano il cielo di continuo, necessitano di una analisi visiva umana e non computerizzata.

Questo perché alcuni dettagli possono sfuggire agli algoritmi automatici, oppure il costo per programmarli è troppo alto, oppure ancora sono semplicemente impossibili da individuare perché necessitano della discrezione umana.

A questo punto la scienza chiede aiuto a tutti gli appassionati di scienza che vogliano dedicare del tempo ad analizzare fotografie per individuare qualcosa di nuovo. 
Che cosa?  Beh, la risposta risiede nel programma scientifico alla quale volete partecipare!

Per esempio è possibile consultare decine di foto di stelle scattate dalla sonda kepler e capire se, attraverso il metodo del transito, potrebbero ospitare pianeti extra-solari.
Oppure si possono consultare decine di immagini di galassie lontane, per individuare possibili buchi neri nel loro nucleo. 

Anche se i temi trattati sono molto complessi, l'analisi visiva è molto interessante e soprattutto resa semplicissima da istruzioni grafiche ed esempi che portano l'utente a svolgere le rilevazioni con semplicissimi click.

Ovviamente se c'è il sospetto che un utente abbia scoperto qualcosa, la sua rilevazione non entrerà subito nella storia.
Ma, se anche altri utenti hanno scoperto qualcosa sulla stessa immagine, viene inviato un alert ad un team di ricercatori, questa volta specializzati, che partendo dalle rilevazioni degli utenti consolideranno i risultati ed eventualmente apriranno nuove ricerche.
Periodicamente gli utenti vengono poi avvisati sull'esito delle rilevazioni a cui hanno partecipato.

Attraverso Zooniverse si può partecipare facilmente a ricerche non solo astronomiche ma anche riguardanti scienze terrestre, meteorologiche e via dicendo. 

Nel dettaglio, è possibile partecipare a questi progetti di ricerca astronomica:


https://www.zooniverse.org/projects?discipline=astronomy&page=1&status=live#space















esplorazione Luna Sistema solare
… e noi siamo qui: una stella della sera nel cielo marziano. 
Questa foto serale, scattata dal rover Curiosity mostra la Terra e la Luna come vista il 31 Gennaio 2014, (giorno 529 della sonda) poco dopo il tramonto nella zona cratere Gale dove si trova attualmente il rover.




Dopo 18 mesi dall'inizio della sua missione alla ricerca di una zona abitabile sul Pianeta Rosso, Curiosity ha finalmente rivolto lo sguardo al cielo verso la "zona abitata" da tutta l'umanità, e ha scattato la sua prima immagine che riprenda la vita: quella di 7 miliardi di terrestri che vivono sul Pianeta azzurro. Davanti a questa foto non possiamo che riflettere su quanto piccoli e fragili siano l'uomo e l'ambiente in cui vive.