lunedì 8 maggio 2017

M1, la nebulosa del granchio (NGC 1952)


M1, la nebulosa del granchio (NGC 1952), è l'esempio più noto di ciò che rimane dopo l'esplosione di una supernova: una grande e colorata nube di gas pesanti con al centro una pulsar (stella di neutroni).
Scopri in questo articolo cosa sono le supernovae e perchè hanno giocato un ruolo importantissimo nello sviluppo della vita dell'uomo

M1 ha una magnitudine relativa di 8.4 e non è quindi visibile né ad occhio nudo né con un binocolo.
La supernova che la generò invece si fece vedere eccome: esplosa "pochissimo tempo fa", nel 1054 d.c., raggiunse una magnitudine di -6: circa 4 volte più luminosa del pianeta Venere. Fu visibile per ben 23 giorni anche con la luce del giorno e per 653 giorni (2 anni) ad occhio nudo nel cielo notturno.

La nebulosa del granchio dista da noi 6.300 anni luce.
Attualmente la sua dimensione reale è di 10 anni luce ma i gas e le polveri che la costituiscono, i resti dell'esplosione della supernova, si stanno allontanando dal centro a velocità incredibili espandendola di 4.8 milioni di km/h.
Ancora qualche migliaio di anni e probabilmente i gas saranno talmente rarefatti da sfigurare la nebulosa fino a non renderla più visibile.
La pulsar al suo centro (NP0532), ciò che resta della supernova, ruota alla velocità vertiginosa di 30 volte al secondo, e nonostante abbia un diametro di soltanto qualche decina di chilometri, produce un'energia 100.000 volte maggiore di quella del sole.
Coordinate:Ascensione retta 5h 34m 32s | Declinazione +22° 0′ 52″
Distanza dalla terra:6.300 anni luce
Dimensione apparente6' x 4' (quansi un quarto della luna)
Velocità di espansione1.500 km al secondo | 4,8 milioni di km all'ora
Dimensione reale10 anni luce (12mila volte la distanza terra-plutone)
Magnitudine apparente8,4
Magnitudine assoluta-3,1
Dimensione della pulsar10 km
Massa della pulsarda 1,5 a 2 masse solari
Velocità di rotazione della pulsar30 volte al secondo

M1 E' sicuramente una delle più belle e suggestive nebulose della nostra galassia.
Qualcosa di simile a quello che vediamo là, a 6.000 anni luce di distanza, è successo anche nei pressi della nube primordiale in cui nacque il nostro sistema solare.
Si pensa infatti che una supernova abbia influenzato la nube primordiale dalla quale nacque il sole con le sue forti forze mareali e i materiali che compongono il nostro pianeta lo dimostrano.
E' probabile che quindi molte stelle di seconda o terza generazione si stiano formando anche in M1, altri soli, altre terre, altra vita.
Ancora una volta abbiamo sotto gli occhi una dimostrazione di quanto la violenza dell'universo possa generare oggetti magnifici.

Ma cosa vediamo quando guardiamo una la classica foto di M1 come quella in copertina di questo articolo?
I filamenti arancioni sono i brandelli espulsi dalla stella e consistono principalmente in idrogeno.
La stella di neutroni a rapida rotazione presente nel centro della nebulosa invece è il faro che alimenta il brillante bagliore bluastro della nebulosa: la luce blu proviene dagli elettroni della nebulosa che ruotano quasi alla velocità della luce intorno alle linee del forte campo magnetico della pulsar.
La pulsar, con il suo nucleo ultra-denso, a causa della sua elevatissima rotazione espelle due fasci di radiazioni ad impulsi di 30 volte al secondo.
I colori dell'immagine indicano i diversi elementi espulsi durante l'esplosione. L'azzurro nei filamenti nella parte esterna della nebulosa rappresenta l'ossigeno neutro, il verde è zolfo ionizzato e il rosso indica ossigeno ionizzato.



La spettacolare immagine qui sopra, uscita proprio in questi giorni su NASA APOD, è stata assemblata da immagini riprese dai telescopi spaziali Chandra (raggi-xin viola) XMM-Newton (ultravioletti, in blu), Hubble (visibile, in verde) e Spitzer (infrarossi, in giallo).
La sua spettacolarità sta nel fatto che nel livello infrarossi è perfettamente visibile la potente pulsar (ex-supernova) presente al centro della nebulosa e l'energia che ne deriva sottoforma di vortici dovuti alla velocissima rotazione



Nella foto sopra invece, meno tradizionale e ottenuta dal Telescopio Spitzer Spitzer, mostra una vista a infrarossi di questo oggetto complesso.
La regione blu-bianca traccia la nube di elettroni energici intrappolati all'interno del campo magnetico della stella, emettendo la cosiddetta radiazione "sincrotrone"
Le caratteristiche rosse invece seguono lestrutture filamentose che permeano questa nebulosa.



Nel 2011 Il telescopio LAT dedicato alla rilevazione dei raggi cosmici ha rilevato un raggio gamma proprio nel centro di M1. (immagine sopra).
Queste immagini mostrano il raggio gamma che avuto un'energia superiore a 100 milioni di volt. Entrambe le foto sono state pulite dalle emissioni della pulsar.
A sinistra, la regione 20 giorni prima del raggio gamma, a destra invece 2 giorni dopo.
Curiosità storica: La nebulosa del granchio fu il primo oggetto ad entrare nel catalogo Messier perchè era stata da lui confusa con la cometa di Halley, ma ad onor del vero pochi sanno che in realtà fu scoperta 20 anni prima dall'astronomo John Bevis.