lunedì 31 dicembre 2018

#Asteroidi #bestOf2018 #SistemaSolare


La scoperta di Farout 2018 VG18 è avvolta da una sfera di sensazionalismo che forse è meglio ridimensionare

Di solito, come forse avrete notato, non commentiamo mai scoperte recentissime e fatte negli ultimi giorni.
Non lo facciamo perché ci pensano già la Nasa, le agenzie competenti e purtroppo siti e gruppi di più basso profilo.
Oggi però abbiamo deciso di farlo, perché ci siamo accorti che quanto hanno scritto la maggior parte dei siti italiani e e dei gruppi facebook fa molta propaganda e ha poca base scientifica.

Prima di tutto non stiamo parlando di un pianeta, e la scoperta non è della NASA.
L'agenzia che ha fatto la scoperta, la Carnegie Institute for Science, che è in parte sovvenzionata dalla NASA, non ha mai annunciato la scoperta di un pianeta.
E non ha mai parlato di asteroide, e nemmeno di pianeta nano, ma solo di oggetto: Scoperto l'oggetto più lontano del Sistema Solare.
Perché? Beh perché la distanza è tale che è impossibile classificare Farout 2018 VG18.

Il nodo della questione sta nella definizione che la comunità astronomica ha stabilito per ciò che è un pianeta, ciò che è un pianeta nano e ciò che è un asteroide.
Un pianeta è un corpo che ruota intorno ad una stella e che è abbastanza grande da consentire alla gravità di fargli assumere una forma quasi sferica, altrimenti si parla di asteroide. Inoltre, un pianeta deve anche aver eliminato tutti gli oggetti più piccoli dal suo percorso, altrimenti si parla di pianeta nano.
Quest'ultima postilla è fondamentale, perché pone la questione in termini di dimensioni e di posizione.
Plutone è stato declassato da pianeta a pianeta nano perché si trova all'interno della fascia di Kuiper, e quindi non è stato in grado di inglobare ed eliminare gli asteroidi presenti sul suo percorso.

Ma, mentre Plutone si trova in un territorio abbastanza conosciuto, dove si trova Farout 2018 VG18 nel Sistema Solare?
Il copia e incolla delle informazioni diffuse sul web colloca questo oggetto ad una distanza di 120 Unità Astronomiche.
Ma il Minor Planet Center invece è molto più pragmatico nelle informazioni e recita: Mentre è chiaro che l'attuale distanza eliocentrica di Farout 2018 VG18 è tra 125 e 130 Unità Astronomiche, la natura esatta dell'orbita non è assolutamente chiara.
Questo ci dice due cose importanti: che Farout 2018 VG18 non si trova a 120 UA ma molto più in là, e che la sua orbita non è ancora chiara.

Ma come si fa a sapere con ragionevole certezza la sua distanza, senza conoscere altrettanto chiaramente la sua orbita?
Partiamo dalla distanza, e guardiamo l'immagini qua sotto.



L'immagine è composta da due foto scattate in due momenti differenti e mette in evidenza il moto di Farout 2018 VG18.
Ma la cosa importante da capire è che Farout non si è realmente spostato tra le stelle come lo vediamo nella foto.
Il movimento che si vede è in realtà l'effetto paralasse, cioè il suo movimento prospettico visto dalla Terra rispetto alle stelle sullo sfondo.
Un oggetto così lontano dal Sole è essenzialmente "fermo" rispetto alla velocità con cui la Terra gira intorno al Sole. Quindi, osservarlo per un breve periodo di tempo lo vedrà muoversi in modo retrogrado contro le stelle dello sfondo, il che è quasi interamente dovuto alla parallasse piuttosto che al movimento orbitale.
Potete capire meglio cosa sia la paralasse a questo link.

Il punto è, che non è Farout ad essersi spostato tra una foto e l'altra, ma la Terra, e di conseguenza tutta la prospettiva. E' facile capire come si possa sottrarre il movimento della terra dal movimento osservato per arrivare al vero spostamento dell'oggetto.
Questo movimento è estremamente lieve, quasi assente, e da questo il Minor Planet Center è arrivato a stimare in modo molto preciso una distanza compresa tra 125 e 130 Unità astronomiche.
Questa distanza porta Farout 2018 VG18 ben oltre la cintura di Kuiper, fascia di asteroidi e serbatoio di comete, che si trova a 30 UA dal sole e si estende fino a 40 UA dal sole. 125 UA astronomiche sono anche molto più in la della sonda Voyajer 2, che si trova ad una distanza di 120 UA.
Ma Farout non sarà sempre così lontano, ed il perché lo vedremo tra poco.
Potete capire meglio queste distanze e questi limiti leggendo il nostro approfondimento: Quanto è grande il Sistema Solare

E ora, l'orbita di Farout 2018 VG18.
Per calcolare l'orbita di un qualsiasi oggetto che ruota intorno al Sole, bastano almeno tre osservazioni. Le posizioni rilevate vengono inserite nelle equazioni che rappresentano le orbite ellittiche ed il risultato è l'ellisse dell'orbita.
Tre è il numero minimo di punti necessari, ma più punti vengono presi in considerazione e più precisa è l'orbita risultante.
Ad oggi, Le posizioni rilevate di Farout 2018 VG18 sono 11, ma sono estremamente vicine a causa della sua immensa distanza (attuale).
Di conseguenza anche se sono molte più del minimo necessario, sono in realtà irrilevanti e non permettono di tracciare nel dettaglio l'orbita, che in via del tutto arbitraria e senza precisione alcuna, è stata stimata di circa (ma molto circa) 930 anni. (vedi anche link sotto con l'orbita)
E se con le osservazioni future confermassero l'orbita approssimativa che è stata calcolata fino ad ora, anche la distanza potrebbe darci grosse sorprese: perché il suo percorso estremamente eccentrico porterebbe Farout 2018 VG18 ad entrare nel Sistema Solare più vicino dell'orbita di Urano.
Non ci credete? beh, guardate i dati del Minor Planet Center qui: orbita Farout 2018 VG18 calcolata dal Minor Planet Center

Per essere più concreti, Farout 2018 VG18 si trova nella costellazione del Toro, tra le due corna. E li rimarrà per le prossime decine di anni!



La posizione apparente di qualsiasi corpo del sistema solare cambierà da notte a notte a causa della combinazione del suo movimento reale intorno al sole e al movimento della Terra (vedi concetto di paralasse sopra). Per cui un corpo molto distante come "Farout" si muoverà molto lentamente.
Come vedete nell'immagine qui sotto, ogni anno lo vedremo compiere lo stesso percorso, solo leggermente translato rispetto all'anno precedente.

Nella tabella in fondo alla pagina riportiamo le posizioni stimate fino a metà gennaio.
Questo suo movimento riassume chiaramente i tre concetti visti fino ad ora: distanza, posizione e paralasse.

Quindi riassumendo: Farout 2018 VG18 è un pianeta, un pianeta nano, o un asteroide?
Non lo sappiamo, la sua distanza attuale (abbastanza precisa) non ci permette di sapere la sua forma, la sua dimensione e nemmeno se ha sbaragliato dal suo percorso altri oggetti rimanendo l'unico.

Tuttavia, nel comunicato della scoperta sono state rilasciate stime sulla dimensione di Farout 2018 VG18: 500km, 1/3 della luna.
Ma quanto precise sono le stime sulla dimensione di Farout 2018 VG18? e come ci si è arrivati?
La chiave è la luminosità osservata di Farout: una magnitudine apparente pari a 24,6.
Assolutamente non visibile ad occhio nudo e nemmeno con telescopi amatoriali.
Per capirci, i quasar, che sono gli oggetti più distanti che osserviamo nel cielo, ci sembrano molto più luminosi. Il quasar 3C 273, che si trova a 2,5 miliardi di anni luce, ci appare con una magnitudine apparente di 13!

Ora, conoscendo la distanza di Farout 2018 VG18 e la sua luminosità, potrebbe sembrare semplice calcolare la sua dimensione.
Ma in realtà, considerato che la luce che vediamo è riflessa dal corpo, entra in gioco una variabile estremamente importante e capace di ribaltare il risultato della stima: l'opacità o la brillantezza dell'oggetto.
Se un oggetto è molto scuro (superficie nera, e poco riflettente) a parità di luminosità è sicuramente più esteso di un oggetto con una superficie chiara (molto riflettente).

Quindi la superficie di Farout 2018 VG18 è chiara o scura?
E come facciamo a saperlo da una distanza di 125 volte superiore a quella della Terra dal Sole?
Non lo sappiamo proprio.
Nella fascia di Kuiper, ad esempio, che si trova ad un quarto della distanza di Farout 2018 VG18, ci sono un mix di oggetti sia chiari (perché ricoperti di ghiaccio) che scuri.
Le stesse comete che quando si avvicinano al sole sono estremamente luminose, mentre si trovano nei meandri del Sistema Solare sono in realtà estremamente scure perché la superficie non è sempre coperta di ghiaccio ma di detriti, e la cometa 97P dove è scesa la sonda Rosetta ne è una prova evidente. 'Oumuamua, l'asteroide interstellare che è entrato nel Sistema Solare arrivando da molto lontano, è scuro e non è ricoperto di ghiaccio.

Quindi Farout 2018 VG18 avrà la superficie chiara o scura? Avrà veramente un diametro di 500km?
Gli autori della scoperta hanno annunciato che Farout è rosa, probabilmente coperto di ghiaccio, il che lo renderebbe luminoso anche se molto piccolo.
Ma purtroppo non hanno dato informazioni su quali siano le basi della dichiarazione che, in ogni caso, data la distanza sono comunque molto fragili.
Sarebbe come stimare la dimensione di un sasso di circa 50cm presente sulla superficie della Luna usando un comune binocolo da 10 ingrandimenti!

Ma se avesse veramente un diametro di 500km, è probabile che la forza di gravità abbia potuto dargli una forma rotonda e forse soddisfare la definizione di "pianeta nano". Arrivati a questo punto però, capite bene anche voi che le incognite, i ma, i se, e i forse sono davvero tanti data la distanza, che in tutta questa faccenda è l'unico dato certo!


2018 11 17AR: 04 49 24.9 DEC: +18 52 42
2018 12 02AR: 04 48 56.6 DEC: +18 51 37
2018 12 10AR: 04 48 41.1 DEC: +18 51 04
2018 12 16AR: 04 48 29.6 DEC: +18 50 41
2019 01 01AR: 04 48 00.4 DEC: +18 49 47
2019 01 16AR: 04 47 36.7 DEC: +18 49 09

venerdì 13 aprile 2018

#Asteroidi #Luna #SistemaSolare

Precisiamo, la quasi seconda luna della Terra. Il dubbio è venuto alla NASA stessa osservando uno strano corpo celeste che sembra orbitare attorno alla terra oltre alla Luna.
Stiamo parlando di 2016-HO3, un asteroide avvistato e scoperto dalla NASA durante le ricerca di asteroidi a rischio impatto per la Terra.
Si tratta di un asteroide davvero molto difficile da osservare e studiare: infatti sebbene il diametro di 2016-H03 non sia ancora molto chiaro, sarebbe però compreso tra i 40 metri e gli 80 metri.
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Secondo le osservazione del "centro di osservazione degli oggetti vicino alla Terra" (NASA cneos), durante i periodi di massimo avvicinamento al nostro pianeta , 2016-H03 raggiunge una vicinanza pari a 56 volte la distanza Terra Luna. Non è poi così vicino.
La magnitudine di 2016-H03 invece è di circa 22! Per farvi capire quanto debole sia la sua luminosità pensate che le stelle più deboli visibili ad occhio nudo, in cieli molto scuri e senza inquinamento luminoso, hanno una magnitudine pari a 5. Le stelle invece più deboli che si riescono a vedere con un binocolo arrivano fino a 9. Plutone, che si trova ai margini della zona planetaria del Sistema Solare, raggiunge una magnitudine di 16.
Scopri i confini del sistema solare qui: quanto è grande il Sistema Solare. Scoprirai anche che Plutone "non è affatto lontano".
Ecco perchè si tratta di un oggetto così difficile da osservare, stiamo parlando di un asteroide grande come un campo da calcio, distante da noi 56 volte la luna, luminoso molto meno di Plutone.
Volete osservarlo? trovate le coordinate aggiornate a questo indirizzo.

Ma perché la NASA stessa ha battezzato 2016-H03 come "quasi luna" ?
In realtà, pur essendo uno stretto compagno della Terra, questo asteroide ruota attorno al Sole come tutti gli altri, e non intorno alla Terra.
La sua orbita però si accosta molto all'orbita terreste, e mentre la percorre, 2016-H03 viene fortemente perturbato dal nostro pianeta a causa della sua vicinanza e della sua posizione.
Questo fa si che oltre a ruotare attorno alla nostra Stella, 2016-H03 ruoti apparentemente anche attorno al nostro pianeta.
Come è possibile tutto ciò? Ce lo spiega molto chiaramente e senza tante parole questa animazione realizzata dalla Nasa.


Diametro:40 / 80 metri
Distanza:56 volte Terra-Luna
Magnitudine:22
Periodo di rotazione:1 anno

giovedì 10 agosto 2017

#Asteroidi #SistemaSolare
Proprio così, le lacrime di San Lorenzo, ovvero lo sciame meteorico delle perseidi, altro non sono che i rimasugli lasciati dalla cometa Swift-Tuttle durante la sua folle corsa attorno al sole.

Con il suo nucleo di di 26 km, la cometa Swift-Tuttle è considerata dagli astronomi una tra le più grandi conosciute. Per fare un paragone, si stima che la cometa che estinse i dinosauri è stata probabilmente grande la metà.

Similmente alla cometa di Halley, la Swift-Tuttle ha origini nella fascia di Kuiper, che come sappiamo è sotto l'osservazione della sonda New Horizons.
Abbiamo parlato qua dei prossimi passi dell'uomo all'interno della fascia di Kuiper: Le prossime frontiere della sonda New Horizons



Per questo motivo, al contrario delle comete a lungo periodo che invece hanno origine nella lontanissima Nube di Oort, queste comete sono dette di corto periodo, cioè il loro periodo orbitale attorno al sole non supera le poche centinaia di anni.
Nel caso specifico della cometa Swift-Tuttle, il suo ritorno nei pressi del sole è previsto ogni 133 anni. Il prossimo passaggio è previsto per il 2125, mentre l'ultimo è stato nel 1992, e sicuramente molti di voi hanno assistito a questo evento scattando fotografie spettacolari.
Abbiamo parlato approfonditamente delle dimensioni del sistema solare qui: Quanto è grande il sistema solare? e delle caratteristiche delle comete qui:Cosa sono le comete e perché hanno due code?
Durante questi passaggi vicino al sole, come tutte le comete, la Swift-Tuttle è stata scaldata dall'energia della nostra stella. Il ghiaccio che tiene assieme i detriti di cui è composta la superficie della cometa si sono quindi sciolti, evaporando, e creando la chioma e la coda.
Di conseguenza migliaia di detriti e di corpi ghiaiosi si sono dispersi nello spazio rimanendo pressoché nella stessa posizione in cui si trovava la cometa nella sua orbita.

Il caso vuole che l'orbita della terra e quella della Swift-Tuttle si incrociano, e questo è il motivo scatenante del più famoso e denso sciame di stelle cadenti!
Ad essere precisi le due orbite arrivano ad avvicinarsi fino a 133 mila km.
Questa distanza è davvero molto piccola, se pensate che è circa un terzo della distanza che ci separa dalla Luna.
Già, la Luna dista dalla terra 384 mila km. Passiamo molto più vicini al sentiero celeste della cometa Swift-Tuttle di quanto sia la Luna.

Questo incrocio non dura solo la notte di San Lorenzo. In realtà la terra inizia ad avvicinarsi a questo campo minato dopo la metà di luglio, e ci esce intorno al 20 di agosto.
La notte di San Lorenzo rappresenta le ore centrali del transito e quindi il periodo dove la terra entra nella zona più densa di detriti e in cui è probabile contare più stelle cadenti.

Ovviamente negli anni subito successivi al passaggio della cometa, l'abbondanza di stelle cadenti aumenta vistosamente.

Fermandovi un attimo a riflettere su quello che avete appena letto potrebbe sorgervi spontanea una domanda: Ma non è che per caso in uno dei suoi passaggi la Swift-Tuttle potrebbe finire contro la terra?
La risposta è si! Gli astronomi hanno calcolato con buona precisione l'orbita della cometa durante l'ultimo passaggio nel 1992, basandosi su decine di osservazioni.
Il risultato dei calcoli ci dice che la cometa Swift-Tuttle potrebbe impattare sulla terra, certo, ma tra qualche migliaio di anni.
Bene, la prossima volta che guarderete le stelle cadenti durante il periodo intorno a ferragosto, pensate per un attimo che in quelle ore staremo attraversano la coda di una cometa proveniente dai confini del sistema solare.
E che ciò che vedete altro non sono che i suoi residui lasciati nello spazio.

martedì 18 luglio 2017

#Asteroidi #Esplorazione #SistemaSolare
La sonda New Horizons non ha ancora finito di stupirci, porterà l'occhio umano in luoghi dove nessuno ha mai guardato e in un passato in cui nessuno è mai stato: ai confini del Sistema Solare.

New Horizons infatti, nota per averci mandato le prime ed uniche straordinarie immagini di Plutone, sta continuando il suo viaggio verso i confini del Sistema Solare all'interno della fascia di Kuiper.
All'inizio del 2019 arriverà a sorvolare un campione tra i migliaia di corpi che popolano la fascia: un anonimo  asteroide noto come 2014 MU69, che ruota intorno al sole in 293 anni, e che gli scienziati hanno ritenuto raggiungibile senza troppe manovre aggiuntive alla rotta di New Horizons.



La cintura di Kuiper è una regione caotica del Sistema Solare piena di oggetti "avanzati" durante la sua formazione circa 4,6 miliardi di anni fa. 
Si estende dall'orbita di Nettuno, a circa 30 Unità astronomiche, fino a 55 Unità astronomiche. Tuttavia, questa fascia non definisce ancora i confini del sistema solare.
Per scoprire le vere dimensioni del Sistema Solare e cosa c'è oltre la cintura di Kuiper: Quanto è grande il Sistema Solare
In questa fascia troviamo pianeti nani come Plutone. Nonostante la lontananza dal Sole e le dimensioni ridotte, alcuni di questi pianeti nani hanno atmosfere, molto sottili, che condensano fino a sparire quando la loro orbita li porta più lontani dal sole. Alcuni pianeti hanno anche delle piccole lune: Plutone è un chiaro esempio di corpi con entrambe queste caratteristiche.

Oltre a pianeti, nani nella fascia troviamo anche migliaia di comete su orbite piuttosto caotiche, in attesa di essere attirate verso il Sole da qualche anomalia gravitazionale. E' da qui che partono le comete note anche come comete a corto periodo, il cui periodo orbitale non supera i 200 anni.
Tutti i segreti delle comete li abbiamo raccontati qui: Cosa sono le comete? e perché hanno due code?


Lo studio di questi oggetti è molto importante, perché grazie alla loro lontananza dal Sole e alla mancanza di fenomeni atmosferici e terrestri che hanno invece modificato ed evoluto i pianeti, essi si trovano ancora nello stato evolutivo in cui si trovavano 4,6 miliardi di anni fa, all'origine del Sistema Solare.
Osservare e studiare questi oggetti significa quindi studiare il Sistema Solare proiettati in un passato ci circa 4 miliardi di anni fa.
Per questo la Nasa ha deciso di inviare la sonda New Horizons verso uno degli oggetti della fascia di Kuiper.

Quando New Horizons arriverà a sorvolare MU69 nel 2019, sarà l'oggetto più lontano mai esplorato da una nave spaziale. Questo oggetto antico della cintura di Kuiper non è molto conosciuto a causa della difficoltà di osservazione. La sua luce infatti è molto debole, le sue dimensioni sono molto ridotte e la sua distanza altissima: orbita a circa 6,6 miliardi di km dalla Terra, quasi 31 volte la distanza terra-sole.

Ma come fanno gli astronomi a pianificare la missione su un oggetto cosi lontano e praticamente invisibile anche con i più potenti telescopi?
La risposta è sbalorditiva: usano il metodo del transito, lo stesso metodo usato per la ricerca di pianeti extra-solari.
Per studiare questo oggetto così lontano dalla Terra, il team di New Horizons ha utilizzato i dati del telescopio spaziale Hubble e dell'Agenzia Spaziale Europea per calcolare quando e dove sarebbe passato davanti ad una stella eclissandola: evento noto come occultazione.

Una di queste occultazioni si è verificata il 3 giugno 2017.
Più di 50 astronomi, tra interni al team e collaboratori, hanno osservato questo fenomeno lungo tutta la traiettoria dell' eclisse stellare; catturando più di 100.000 immagini dell'eclisse che potranno essere utilizzate per studiare MU69.
I primi risultati hanno già fornito informazioni preziose e sorprendenti. Per esempio sembrerebbe che MU69 potrebbe non essere così scuro come si immaginavano essere gli oggetti della fascia di Kuiper.
Un'altra scoperta sorprendente, ma tutta da verificare, è che MU69 potrebbe non essere un singolo corpo ma un sistema binario o addirittura un piccolo sciame di oggetti più più piccoli dimenticati dal sistema solare durante la formazione dei pianeti.

Il 10 luglio 2017 c'è stato un altro di questi eventi. Gli astronomi analizzeranno i dati nelle prossime settimane, cercando in particolare anelli o detriti intorno a MU69 che potrebbero presentare problemi per la sonda New Horizons al suo arrivo nel 2019.

L'esplorazione di New Horizons ci lascerà sicuramente tutti senza fiato, soprattuto se pensiamo alla tecnologia relativamente recente utilizzata per le riprese ottiche.
Per avere un'idea della definizione che potrebbero avere le immagini di questo oggetto posto ai confini del sistema solare vi proponiamo un video in HD generato utilizzando le ultime foto raccolte dalla sonda durante il passaggio accanto a Plutone.

Più sotto troverete anche l'ultima immagine scattata di Plutone e una serie di immagini che riprendono il satellite di Giove Io con i suoi pennacchi vulcanici, ripresi anch'essi dalla sonda durante il Fly-by.

Le foto, se volete salvarle, sono in HD.





martedì 4 aprile 2017

#Asteroidi #Marte #SistemaSolare
Scopri la nuova comunità on-line Osservando il cielo

Come noto già da molti anni Marte condivide la sua orbita con una manciata di piccoli asteroidi, i cosiddetti Troiani.
Un team internazionale di astronomi utilizzando il Very Large Telescope in Cile ha scoperto che la maggior parte di questi oggetti condividono una composizione comune, deducendo che probabilmente questi asteroidi potrebbero essere i resti di un mini-pianeta.
Questo mini-pianeta sarebbe stato distrutto da una collisione durante la nascita del sistema solare quando il sistema pullulava di oggetti caotici.

Gli asteroidi troiani si muovono in orbite che hanno la stessa distanza media dal Sole di Marte, e sono intrappolati all'interno di "rifugi gravitazionali" posizionati circa 60 gradi davanti e dietro il pianeta rosso: stiamo parlano dei punti di Lagrange Marziani L4 e L5.


Oggetti con le stesse caratteristiche orbitale sono stati osservati anche lungo l'orbita di Giove (circa 6.000) e lungo l'orbita Nettuno (circa 10).
Ma Marte è finora l'unico pianeta di tipo terrestre noto per avere compagni Troiani di questo tipo, in orbite stabili.
Marte è il tuo pianeta preferito? scopri anche le sue false montagne e la Valles Marines: il canion che lo attraversa da est a ovest!
Il primo Troiano marziano, Eureka, è stato scoperto più di 25 anni fa nel punto L5.
E' interessante sapere che tutti i Troiani marziani tranne uno, seguono Marte nel punto di Lagrange L5, e che tutti tranne uno orbitano intorno ad Eureka stessa, come piccole lune. La causa di questa distribuzione non è ancora stata compresa, anche se ci sono un paio di ipotesi.

Secondo uno scenario plausibile, ci fu una collisione con un asteroide proprio nel punto L5, i cui frammenti compongono il gruppo che osserviamo oggi.
Un'altra possibilità è che un processo chiamato "fissione rotazionale", causato da Eureka durante la sua formazione, abbia sganciato piccoli pezzi di se stesso in orbita.
Qualunque sia la causa, il raggruppamento suggerisce fortemente che gli asteroidi della "famiglia" di Eureka facessero parte di un singolo oggetto, o un corpo progenitore comune.

Anche se gli indizi che avvalorano questa ipotesi sono molti, per avere la prova definitiva bisogna scoprire se gli asteroidi del gruppo hanno una composizione comune oppure no. Questo tipo di osservazioni possono essere fatte al telescopio attraverso analisi spettroscopiche.

A tale scopo, un team internazionale di astronomi ha utilizzato lo spettrografo X-Shooter per registrare gli spettri di due di questi asteroidi.
Il risultato? Straordinario, analizzando gli spettri hanno scoperto che entrambi gli oggetti rappresentano per Eureka degli anelli di detriti, confermando così la relazione genetica tra asteroidi della famiglia.
Gli spettri mostrano anche che questi asteroidi sono prevalentemente costituiti da olivina, un minerale che si forma tipicamente all'interno di oggetti molto più grandi in condizioni di elevata pressione e temperatura.
L'implicazione è che questi asteroidi resti di materiale provenienti dall'interno di un mini-pianeta o planetesimo che, come la Terra, aveva sviluppato una crosta, un mantello ed un nucleo attraverso il processo di differenziazione e che successivamente ha subito una collisione.

E' probabile che anche gli asteroidi troiani che accompagnano Giove, Saturno e Urano abbiano avuto origini simili ma le conferme osservative mancano ancora.