sabato 14 aprile 2018

Le ultime scoperte su Giove

Una visione 3D dei cicloni del polo nord di Giove e una mappa dettagliata del campo magnetico. Ecco i progressi della sonda Juno sullo studio del re del Sistema Solare.

La sonda Juno è stata lanciata verso Giove il 5 agosto 2011. Il 5 luglio 2016, dopo 5 anni di viaggio interplanetario, è arrivata a destinazione ed ha iniziato ad inviare dati preziosissimi sul re dei pianeti.
Nonostante il termine della sua missione sia stata stimata per il febbraio 2018, la sonda sta ancora continuando ad inviare dati!
Oggi, Aprile 2018, ha compiuto circa 200 milioni di chilometri nell'orbita di Giove.

Quello che vi mostriamo oggi in questo video della NASA rappresenta i progressi compiuti dai planetologi nello studio dell'atmosfera di Giove.


In particolare stiamo guardando una visione 3D dell'atmosfera sopra al polo nord del pianeta, osservata nell'infrarosso. Questa visione consente di riprendere i segnali delle temperature provenienti dalle nubi del pianeta.
In questa regione ci sono cicloni anticicloni molto densi e ravvicinati. Le immagini in 3D di questi cicloni hanno una profondità che arriva fino a 70 chilometri sotto al limite superiore delle nubi.
E' evidente che il polo nord di Giove è dominato da un ciclone centrale circondato da ben otto cicloni circumpolari.
Le dimensioni di questi cicloni? vanno dai 4.000 a 4.600 chilometri, stranamente hanno estensioni simili ai grandi cicloni tropicali che si verificano sulla Terra.
Le aree gialle sono più calde e quindi più profonde nell'atmosfera di Giove, e hanno temperature di -13° C. Invece le aree scure sono più fredde e più ad alta quota nell'atmosfera: li la temperatura è di -83° C.
Prima che Juno raggiungesse il pianeta, non avevano idea di come fossero i poli di Giove, perché la sua angolazione non ci permette dalla terra una visuale favorevole. Ma con i sorvoli ravvicinati sopra i poli ad una distanza così ravvicinata, l'umanità sta raccogliendo immagini a infrarossi che permetteranno di studiare nel dettaglio i modelli meteorologici polari del più grande pianeta del Sistema Solare.



Juno sta anche iniziando a rivelare come siano gli strati più interni della straordinaria atmosfera Geoviana e quali siano i meccanismi che guidano la rotazione delle grandi bande che osserviamo da decenni dalla Terra.
Juno ha confermato che queste grandi fasce ruotano a velocità diverse e variabili, e ha misurato la loro estensione per circa 3.000 chilometri.
Nelle bande l'idrogeno diventa abbastanza conduttivo da essere trascinato in una rotazione quasi uniforme all'interno di ognuna di esse dal potente campo magnetico del pianeta.

Gli stessi dati usati per analizzare la rotazione di Giove contengono informazioni sulla struttura e sulla composizione interna del pianeta.
Nel secondo video che vi proponiamo, pubblicato dai ricercatori NASA, è stata ricostruita una visione dettagliata del motore che alimenta il campo magnetico di Giove.
Le osservazioni di Juno stanno permettendo la costruzione di un modello per rappresentare il campo magnetico partendo dalle misurazioni effettuate durante otto orbite della sonda.
Da queste osservazioni sono state costruite mappe sia del campo magnetico in superficie che nelle regioni più profonde, dove i planetologi pensano che abbia veramente origine il campo.
Va sottolineato che siccome Giove è un gigante gassoso, per "superficie" si intende il raggio esterno della sua atmosfera, che è di circa 71.450 chilometri.

Queste mappe hanno rivelato irregolarità del campo magnetico inaspettate. Regioni con un'intensità sorprendente affiancate da regioni ad intensità molto più modesta.
Inoltre grazie a Juno sappiamo che il campo magnetico di Giove è più complesso nell'emisfero settentrionale che nell'emisfero meridionale.
Circa a metà strada tra l'equatore e il polo nord si trova un'area in cui il campo magnetico è intenso e positivo. Questa zona però è immersa in aree meno intense e di segno negative.
Nell'emisfero meridionale, invece, il campo magnetico è costantemente negativo, e diventa sempre più intenso a mano a mano che ci spostiamo dall'equatore verso il polo.
Le aree rosse nel video mostrano le linee del campo magnetico che emergono dal pianeta, mentre le aree blu mostrano dove il campo magnetico si tuffa nuovamente nel pianeta.
E' facile notare come i punti in cui nasce il campo magnetico non abbiano per niente una disposizione regolare, ma siano comunque tutti molto prossimi al polo nord.
Diversamente, i punti in cui le fasce magnetiche tornano nel pianeta non si trovano solo nelle zone del polo sud, come ci si aspettava, ma anche nelle zone equatoriali.

Da cosa derivano queste differenze in un pianeta rotante che è generalmente considerato più o meno fluido? I planetologi stanno ancora lavorando a questo enigma e sicuramente Juno sarà loro di grande aiuto!