giovedì 18 gennaio 2018

marte Sistema solare
Il più grande canyon del Sistema Solare taglia in due il pianta Marte lungo l'equatore. La Valles Marineris si estende per oltre 3.000 km, è larga fino a 600 chilometri. Con i suoi 8 Km di profondità rappresenta un vero capolavoro della natura in fatto di canyon.
In confronto, il Grand Canyon in Arizona, sulla Terra, è uno scherzo: lungo 800 km, largo 30 km e profondo 2 km.


Se questo mostruoso canyon si trovasse sulla Terra, si estenderebbe lungo tutti gli Stati Uniti, da Los Angeles alla costa atlantica.
E' talmente grande che dalla Terra, attraverso un telescopio lo si può vedere come una cicatrice scura sulla superficie del pianeta.
Immaginatevi una lunga crepa suol suolo di Marte lunga come 3 volte l'Italia, larga come metà della nostra nazione, e profonda come.... come ciò che vedreste se vi trovaste in cima al monte K2 e guardaste verso il mare!!

L'origine di Valles Marineris rimane sconosciuta, anche se un'ipotesi dominante afferma che sia una crepa originatasi miliardi di anni fa quando il pianeta si è raffreddato.

Recentemente, sono stati identificati diversi processi geologici nel canyon.
In realtà non si parla di un solo canyon, ma di un sistema formato da tanti canyon e depressioni.
Ne sono alcuni esempi le due formazioni parallele Ius e Tithonium, che si estendono dal limite ovest verso est e contengono flussi di lava.

Ci sono poi le voragini Melas, Candor e Ophir. Queste contengono materiale eroso e ceneri vulcaniche. Il fondo dell'abisso di Melas contiene il punto più profondo di tutta la Valle Marineris.

Ci sono anche valli delimitate da depositi stratificati e ben definiti. Ne è un esempio la depressione Coprates. Questo è il canyon più basso di tutta la Valle Mariners. Una volta questa regione ha probabilmente ospitato laghi isolati, e i depositi che vediamo oggi possono essersi formati da frane o materiale portato dai forti venti che un tempo soffiavano su Marte, dopo che i laghi si sono asciugati.

In questo canyon sono presenti anche alcuni vulcani, anche se sono piccoli rispetto al maestoso Olympus Mons. Si tratta più che altro di piccoli conici vulcanici che hanno altezze di soli 400 metri. Sono stati scoperti soltanto recentemente con le telecamere ad alta risoluzione montate sulla Mars Express, una delle sonde orbitanti attorno al pianeta.

Con l'aiuto delle sonde sono venuti alla luce anche dettagli morfologici come zone di rigonfiamento della lava solidificata causata dall'iniezione sotto alla crosta indurita di lava più recente. Queste formazioni assomigliano molto a cioò che vediamo anche in alcuni campi di lava sulla Terra.
In termini geologici, questi coni vulcanici sono molto giovani, hanno un'età che va soltanto dai 200 milioni ai 400 milioni di anni. Ciò è sorprendente, dato che la maggior parte del vulcanismo marziano si è verificata circa 3,5 miliardi di anni fa.

Il sistema Valles Marineris sembra sfociare nella regione Chryse, una delle regioni più basse su Marte.
Questa zona è una enorme depressione che si trova a nord del canyon, ha un diametro di 1.500km (più grande dell'Italia), e si trova 2,5 km sotto all'altitudine media di Marte, quello che sarebbe il livello del mare se ci fosse.
Nel passato qualsiasi acqua proveniente dalla Valles Marines potrebbe essere finita in questa depressione e potrebbe aver creato un lago o un oceano antico.

L'ESA, Agenzia Spaziale Europea, usando le immagini ad alta risoluzione della sua sonda orbitante attorno al pianeta rosso ha generato il video che vi proponiamo qui sotto. In questo video "potrete volare" all'interno della zona più a est di quello che è a tutti gli effetti il canyon più grande e profondo del sistema solare: la Valles. Più sotto ancora invece, un video che vi da l'idea di questo canyon visto da sopra il pianeta.

Continuate a seguirci, in uno dei prossimi approfondimenti vi parleremo di come si è formato questo enorme complesso geologico marziano.


Lunghezza:3.000 km (3 volte l'Italia)
Larghezza:600 km (metà dell'Italia)
Profondità:8 Km (Come il monte k2)









mercoledì 7 giugno 2017

marte Sistema solare

Le false montagne marziane



Proprio così: Molte montagne marziane non sono montagne nel vero senso della parola.
Sono montagne altissime, alcune superano i 4 chilometri di altezza, sono alte come il Monte Bianco o l'Etna: sono mostri della natura marziana. Eppure non sono montagne come quelle che conosciamo sulla terra: Si sono innalzate con il vento!

Un recente studio infatti dimostra che molte di esse sono il risultato di miliardi di anni di accumuli di sabbia causati dai forti venti che soffiano sul pianeta.

Sulla Terra, la maggior parte delle montagne si è formata (e si sta ancora formando) grazie alle placche tettoniche, che si spostano sul mantello e si scontrano l'una sull'altra.
Ma su Marte non esiste attività tettonica, quindi gli scienziati si sono interrogati per anni su questo punto.

I risultati dello studio in questione mostrano l'importanza del vento nella formazione del paesaggio marziano.

Sarebbe stato proprio il vento a modellare il paesaggio marziano generando le montagne che oggi i rover ci mostrano da così vicino e con dettagli così vividi.

Il vento terrestre non potrebbe mai fare da solo tutto ciò sul nostro pianeta, semplicemente perché la tettonica a zolle e l'acqua agiscono molto più velocemente.

La prima montagna di questo tipo, o cumulo, per usare il termine degli scienziati, fu avvistata già negli anni 70 in fondo ad un cratere, dalla sonda Viking della nasa.
Recentemente anche il rover Curiosity ha osservato diversi di questi cumuli. Uno di questi è il Monte Sharp: un tumulo alto quasi 5km che si trova all'interno del cratere di Gale.

Questo cumulo, così come molti altri, hanno la base costituita da roccia sedimentaria.
Le loro fondamenta si sono quindi formate dall'accumulo di sedimenti trasportati dall'acqua sul fondo del cratere quando in epoche antiche questa fluiva all'interno di essi.
Le cime dei tumuli invece sono costituite da sedimenti più piccoli e sarebbe stato proprio il vento a depositarli nel corso di miliardi di anni, innalzando le montagne per chilometri. 

La struttura di questi cumuli, e la dinamica che li ha generati, collegano la loro formazione ai cambiamenti climatici su Marte: con il fondo costruito durante un periodo bagnato e la parte superiore costruita e sagomata in un periodo asciutto.

Le immagini qui sotto della NASA sono state scattate dal rover Curiosity proprio sul fondo del cratere Gale, sulle pendici di del monte Sarp. 

In questa prima foto vediamo un dettaglio del tumulo alto quasi 5 km. Sullo sfondo, immerso nella nel pulviscolo marziano si scorge il profilo del cratere Gale in cui sorge il cumulo.





Questa immagine (con i relativi primi piani sottostanti) mostra degli affioramenti inclinati alla base del cumulo.
La stratificazione di arenaria che si vede indica che il materiale è stato depositato dal vento come avviene per le dune di sabbia.










martedì 4 aprile 2017

asteroidi marte Sistema solare
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Come noto già da molti anni Marte condivide la sua orbita con una manciata di piccoli asteroidi, i cosiddetti Troiani.
Un team internazionale di astronomi utilizzando il Very Large Telescope in Cile ha scoperto che la maggior parte di questi oggetti condividono una composizione comune, deducendo che probabilmente questi asteroidi potrebbero essere i resti di un mini-pianeta.
Questo mini-pianeta sarebbe stato distrutto da una collisione durante la nascita del sistema solare quando il sistema pullulava di oggetti caotici.

Gli asteroidi troiani si muovono in orbite che hanno la stessa distanza media dal Sole di Marte, e sono intrappolati all'interno di "rifugi gravitazionali" posizionati circa 60 gradi davanti e dietro il pianeta rosso: stiamo parlano dei punti di Lagrange Marziani L4 e L5.


Oggetti con le stesse caratteristiche orbitale sono stati osservati anche lungo l'orbita di Giove (circa 6.000) e lungo l'orbita Nettuno (circa 10).
Ma Marte è finora l'unico pianeta di tipo terrestre noto per avere compagni Troiani di questo tipo, in orbite stabili.
Marte è il tuo pianeta preferito? scopri anche le sue false montagne e la Valles Marines: il canion che lo attraversa da est a ovest!
Il primo Troiano marziano, Eureka, è stato scoperto più di 25 anni fa nel punto L5.
E' interessante sapere che tutti i Troiani marziani tranne uno, seguono Marte nel punto di Lagrange L5, e che tutti tranne uno orbitano intorno ad Eureka stessa, come piccole lune. La causa di questa distribuzione non è ancora stata compresa, anche se ci sono un paio di ipotesi.

Secondo uno scenario plausibile, ci fu una collisione con un asteroide proprio nel punto L5, i cui frammenti compongono il gruppo che osserviamo oggi.
Un'altra possibilità è che un processo chiamato "fissione rotazionale", causato da Eureka durante la sua formazione, abbia sganciato piccoli pezzi di se stesso in orbita.
Qualunque sia la causa, il raggruppamento suggerisce fortemente che gli asteroidi della "famiglia" di Eureka facessero parte di un singolo oggetto, o un corpo progenitore comune.

Anche se gli indizi che avvalorano questa ipotesi sono molti, per avere la prova definitiva bisogna scoprire se gli asteroidi del gruppo hanno una composizione comune oppure no. Questo tipo di osservazioni possono essere fatte al telescopio attraverso analisi spettroscopiche.

A tale scopo, un team internazionale di astronomi ha utilizzato lo spettrografo X-Shooter per registrare gli spettri di due di questi asteroidi.
Il risultato? Straordinario, analizzando gli spettri hanno scoperto che entrambi gli oggetti rappresentano per Eureka degli anelli di detriti, confermando così la relazione genetica tra asteroidi della famiglia.
Gli spettri mostrano anche che questi asteroidi sono prevalentemente costituiti da olivina, un minerale che si forma tipicamente all'interno di oggetti molto più grandi in condizioni di elevata pressione e temperatura.
L'implicazione è che questi asteroidi resti di materiale provenienti dall'interno di un mini-pianeta o planetesimo che, come la Terra, aveva sviluppato una crosta, un mantello ed un nucleo attraverso il processo di differenziazione e che successivamente ha subito una collisione.

E' probabile che anche gli asteroidi troiani che accompagnano Giove, Saturno e Urano abbiano avuto origini simili ma le conferme osservative mancano ancora.