domenica 18 novembre 2018

stelle stelle di neutroni supernovae via lattea
Stelle estremamente massicce, esplosioni visibili a milioni di anni luce, e poi? carcasse cosmiche che sfidano le leggi della materia. Ecco cosa sono le stelle di neutroni e come diventano pulsar.

Le stelle di neutroni sono in realtà stelle morte. Carcasse che sfidano le leggi della materia.
Si formano quando una stella massiccia collassa per poi esplodere in un supernova. Durante il collasso che avviene subito prima dell'esplosione, la pressione alla quale è sottoposta la materia è così immensa che i protoni e gli elettroni si schiacciano e si fondono, trasformandosi in neutroni.
Ovviamente l'energia rilasciata da questo fenomeno è altissima, ed è per questo che le supernove sono fenomeni potentissimi e luminosissimi.
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Per fare un passo in dietro e capire passo passo come esplode una supernova, vi invitiamo a leggere: Come nascono le supernove e perché sono così importanti per l'uomo
Le stelle di neutroni risultanti da questo collasso sono gli oggetti più densi conosciuti, dopo i buchi neri ovviamente.
Sono stelle con la massa di un Sole, ma compressa fino alle dimensioni di una città.
Qui iniziano le frasi fatte che sicuramente avrete già letto in giro su internet: hanno un diametro di circa 20 chilometri, un cucchiaio del loro materiale peserebbe tanto quanto una montagna e la gravità sulla superficie è circa 2 miliardi di volte più forte della gravità sulla Terra. E anche il campo magnetico non scherza, è milioni di volte più forte di quello del Sole.

Detto questo, come è fatta veramente una stella di neutroni?
Se potessimo affettare una stella di neutroni ci accorgeremmo che non é per niente omogenea, o per lo meno questa è la teoria.
Le stelle di neutroni sono fatte da una crosta e da un nucleo.
La crosta è composta da da uno strato esterno di poche centinaia di metri, composta da un miscuglio molto compatto di nuclei atomici (protoni e neutroni) ed elettroni liberi, cioè elettroni che si muovono indipendentemente e non sono legati al nucleo di un atomo.
La densità qui è talmente alta che non si può più parlare di atomi. In un centimetro cubo di questo strato di crosta si trova una tonnellata di materia.

Sotto a questo strato troviamo la crosta interna, spessa circa un paio di chilometri e più densa dello strato sopra.
Nella crosta interna oltre agli elettroni liberi iniziamo a trovare anche neutroni liberi.

Scendendo ancora più verso l'interno troviamo il nucleo.
Questa zona è il cuore della stella di neutroni ed ha un diametro di circa 10 / 13 km.
La parte esterna del nucleo di una stella di neutroni è molto probabilmente liquido. Qui la pressione alla quale è sottoposta la materia è davvero altissima ed è proprio qua che i neutroni prendono la scena: più del 90% del nucleo esterno è composto da neutroni.
Gli atomi come li conosciamo non riescono più a resistere. Nemmeno i loro nuclei mantengono più le caratteristiche atomiche alla quale siamo abituati.
In questa sfera liquida di circa 10 km di diametro esistono quasi solamente neutroni!

Ma non è finita qua.
Superati i primi 10 km di profondità all'interno del nucleo, e cioè negli ultimi 2 / 3 km, la pressione e la forza di gravità sono talmente alte che gli astrofisici fanno davvero fatica a capire in che stato possa essere la materia.
Questo punto delimita l'inizio del nucleo interno della stella di neutroni.
Qui le particelle elementari si comportano in modo imprevedibile. Il nucleo interno delle stelle di neutroni è il punto più denso dell'universo osservabile. La densità raggiunge probabilmente valori di circa un miliardo di tonnellate per centimetro cubo!
La maggior parte dei fisici concorda sul fatto che nel cuore delle stelle di neutroni ci sia il plasma di quark e gluoni.
Questo brodo di particelle subatomiche può esistere solo a temperature o densità altissime.
Nei primi millisecondi dopo il Big Bang l'universo era talmente caldo da essere permeato di questo plasma. Situazione che è andata via via raffreddandosi creando i primi atomi.
Nel nucleo più interno delle stelle di neutroni potrebbe esserci abbastanza pressione da creare lo stesso plasma!

Cosa centra tutto ciò con le pulsar?
Le pulsar altro non sono che stelle di neutroni con un piano rotatorio molto particolare.
Tutte le stelle di neutroni sono in realtà anche delle pulsar. Ma ciò che le fa diventare pulsar ai nostri occhi è l'inclinazione del loro asse rispetto al nostro punto di osservazione.

Ma ci manca un aspetto essenziale.
Abbiamo detto prima che una stella di neutroni deriva da una stella molto grande, il cui diametro è di qualche milione di chilometri.
Dopo l'esplosione ed il collasso, la stella di neutroni risultante mantiene il momento angolare della sua progenitrice. Peccato però che il suo diametro sia passato da qualche milione di chilometri a poco più di 10.
Questo ha un'effetto potentissimo sulla sua velocità di rotazione che può raggiungere i 700 giri al secondo o più.

Per comprendere meglio questo fenomeno vi invitiamo a guardare questo simpatico video su youtube: il momento angolare

E' semplice intuire quanta energia possa avere un oggetto che ruota così velocemente.
Una parte di questa enorme energia viene rilascia attraverso il forte campo magnetico che avvolge la stella. E il risultato è un fascio costante e potente di energia che viene espulso dai poli del campo magnetico della stella di neutroni.
Benissimo, proprio questo fascio rende le stelle di neutroni anche delle pulsar.
In base all'inclinazione che ha l'asse di rotazione della stella di neutroni ed alla sua velocità, il fascio avrà per noi sulla Terra una intermittenza diversa.
Il video sotto aiuta a comprendere il fenomeno.



Considerata la velocità con la quale ruotano le stelle di neutroni, potete farvi un'idea di quanto velocemente possa "lampeggiare" una pulsar.
Ci sono pulsar che emettono impulsi 1 volta al secondo. Altre, 30 volte al secondo e così via fino ad arrivare a pulsar che emettono impulsi a centinaia di volte al secondo.

Qui sotto vi facciamo ascoltare alcune straordinarie registrazioni fatte dai radiotelescopi.

Ma questa rotazione è destinata piano piano a rallentare. E' un serpente che si morde la coda, più la stella ruota velocemente e più energia disperde. Più energia disperde e prima terminerà la sua rotazione. Si parla comunque di decine milioni di anni.
Un'altra causa che determina il rallentamento di una pulsar è legata al suo raffreddamento.
Mentre una stella di neutroni si raffredda, il suo interno inizia a diventare sempre più "superfluido".
Il superfluido è uno stato della materia che si comporta come un fluido, ma senza l'attrito o la "viscosità" del fluido.
Anche questo cambiamento di stato influenza gradualmente il modo in cui la rotazione della stella rallenta.

Le pulsar sono oggetti straordinari, fari cosmici con ritmi secolari. Oggi ne conosciamo più di 2.000 ed il numero cresce sempre di più. Sono un esempio di quanto l'universo possa stupirci con le sue straordinarie stranezze.
Pulsar PSR B0329+54. Questa è una pulsar classica che pulsa con un periodo di 0,7 secondi ascolta
Pulsar PSR B0833-45. Questa pulsar si trova al centro della nebuloso Vela. Costituita dai detriti dell'esplosione di circa 10.000 anni fa. Questa pulsar ha un periodo di 89 millisecondi e ruota 11 volte al secondo.ascolta
Pulsar PSR B0531 + 21. E' sicuramente la pulsar più famosa perché si trova al centro della nebulosa del granchio: M1. Ruota circa 30 volte al secondo.ascolta
Pulsar PSR J0437-4715. Questa è una pulsar millisecondo che ruota circa 174 volte al secondo.ascolta
Pulsar PSR B1937 + 21. E' la pulsar più veloce conosciuta. Ruota con un periodo di 0,00155780644887275 secondi, cioè o circa 642 volte al secondo. La superficie di questa stella si muove a circa 1/7 della velocità della luce e illustra le enormi forze gravitazionali che impediscono il suo allontanarsi a causa delle immense forze centrifughe.ascolta

martedì 31 luglio 2018

nebulose stelle supernovae via lattea

Distante 24.000 anni luce dalla terra, Cygnus X-3 è una delle più potenti sorgenti binarie di raggi-x del cielo.

Inizialmente gli astrofisici classificarono questo oggetto etichettandolo come micro-quasar.
Oggi invece sappiamo che si tratta di un sistema binario molto strano, ma non altrettanto raro.
Stiamo parlando di una stella molto grande, probabilmente una stella di Wolf-Rayet intorno alla quale ne sta orbitando una molto piccola ma estremamente massiccia: quasi sicuramente una stella di neutroni o, forse, un buco nero.
Pensate, questa stella di neutroni orbita attorno alla stella gigante in un periodo di appena 5 ore, detenendo così il primato di coppia binaria più veloce!
La potenza di questa coppia risiede come sappiamo nel fatto che la stella di neutroni, con la sua massa estrema sta pian piano divorando la superficie della compagna gigante.

Questo fenomeno genera una fortissima emissione di raggi-x e, nel lungo periodo, darà sicuramente luogo ad una fortissima esplosione di supernova: una supernova di tipo 1A.
Se pensiamo che anche la stella di neutroni della coppia si è formata molto probabilmente da una esplosione di supernova, ci accorgiamo che ci troveremo davanti ad un doppio evento di supernova.
Potete approfondire qui come si formano le supernovae: Come nascono le supernovae

Ma non è tutto, Cygnus X-3 è molto interessante anche come sorgente di raggi gamma, infrarossi e di onde radio.
E' una delle poche fonti di raggi cosmici ad altissima energia della nostra galassia. Più di una volta ha dato vita ad anomale ed insolite emissioni di raggi gamma che anno messo in discussione la sua origine, accendendo teorie secondo la quale la stella orbitante potrebbe non essere una stella di neutroni ma addirittura una esotica stella di quark!

Ma questo Mostro stellare non si è distinto solamente per le sue intense emissioni di raggi cosmici e raggi-x. Nel 1972 ad esempio, Cygnus X-3 ha dato spettacolo anche come emittente radio con una esplosione che ha aumentato l'emissione radioelettrica di mille volte rispetto alla sua media.
Ancora oggi non sappiamo dare una risposta a questa violentissima raffica di emissioni radio, ma da quella prima volta Cygnus X-3 ha iniziato ad avere esplosioni radio minori con una cadenza precisa di 367 giorni! Sappiamo che la velocità dell'onda d'urto di queste esplosioni è pari ad un terzo della velocità della luce!

Come avrete capito, stiamo parlando di un vero e proprio mostro celeste, un oggetto che emette radiazioni fortissime e con elevata velocità. E nei cui pressi la distorsione spazio-temporale è davvero forte.

Eppure, nei dintorni di questo oggetto a poche migliai di anni luce di distanza, sta nascendo un nuovo sistema Stellare.
E' stata infatti osservata una emissioni di raggi-x aggiuntiva, molto vicina a Cygnus X-3. Talmente vicina da essere stata confusa con una emissioni minore proveniente da Cygnus X-3.

Si tratta di una piccola nube oscura dal diametro di poco inferiore ad un anno lune. Questa nube si comporta come un piccolo specchio che riflette verso la terra alcuni raggi-x provenienti dalla vicina Cygnus X-3. Da qui il simpatico nome: "Il piccolo amico di Cygnus X-3"

Le osservazioni indicano che la massa di questa nube varia, in maniera molto imprecisa, tra 2 e 24 volte quella del Sole. All'interno, le osservazioni spettroscopiche hanno rilevato la presenza di monossido di carbonio.
Tutti questi indizi fanno pensare che si tratti di un globulo di bok. Questo significa che stiamo assistendo alla nascita di una stella e un conseguente sistema planetario a pochi anni luce da un mortale generatore di radiazioni cosmiche quale è Cygnus X-3!
A confermare la genesi di un sistema proto-planetario c'è anche la presenza di un getto energetico dall'interno del Piccolo Amico, una chiara indicazione che nei meandri del globulo di bok, una stella abbia già iniziato a formarsi.
Potete scoprire tutto quello che c'è da sapere sui globulo di bock qui: Cosa sono i globuli di bok?

Il piccolo amico di Cygnus X-3 offre un punto di vista completamente nuovo per lo studio di questi embrioni proto-planetari.
Solitamente studiamo i globuli di bok analizzando la luce che assorbono, oppure le deboli emissioni radio che producono. In questo caso invece possiamo studiare il bozzolo planetario sfruttando la riflessione dei raggi-x. Se ci aggiungiamo il fatto che con i suoi 20.000 anni luce di distanza è il globulo di bok più lontano osservato, be la cosa diventa davvero interessante!

Ma come facciamo a sapere la distanza di questo globulo di bok?
E' molto semplice, come abbiamo detto all'inizio, Cygnus X-3 dista dalla terra 24.000 anni luce, ed emette un fascio di raggi-x con una periodicità regolare di 5 ore. Quindi anche i raggi-x riflessi dal piccolo amico verso di noi hanno una regolarità di 5 ore, ma sono leggermente ritardati a causa della sua differente posizione.
E' proprio questo ritardo ad averci aiutato a calcolare con precisione la sua distanza.

La scoperta e la posizione del piccolo amico da delle conferme ad una teoria secondo la quale il sistema binario Cygnus X-3 non sia nato li dove lo vediamo adesso.
La teoria pone le sue radici nel fatto che una delle due componenti del sistema binario è una stella di Wolf-Rayet: una stella molto massiccia la cui vita è molto breve. Quindi essendo ancora nel pieno della sua esistenza la sua nascita non è molto lontana nel passato.
Ma questo tipo di stelle, di fatto molto giovani, si trovano nelle braccia a spirare delle galassie e della Via Lattea. Dove è presente ancora molto gas primordiale, in attesa della scintilla che dia origine alla nascita di stelle. Ma Cygnus X-3 si trova fuori dai bracci.

La spiegazione teorica che giustificherebbe questa presenza fuori luogo è che l'esplosione di supernova che ha dato origine alla stella di neutroni (o al buco nero) che ruota attorno alla stella di Wolf-Rayet sia avvenuta in realtà nel braccio vicino della Via Lattea, dove ad una distanza di 4.000 anni luce si trova anche "il piccolo amico", e sia stata talmente violenta da allontanare il sistema binario dal luogo iniziale, quella in cui si trova ancora oggi il globulo di bok. Ciò non significa che la stella di Wokf-Rayet sia nata dal "piccolo amico", ma che entrambe potrebbero essere nati da una stessa antica nube molecolare gigante di cui il globulo di bok ne è un rimasuglio.

Supponendo che Cygnus X-3 e il Piccolo Amico si siano formati, seppure indipendentemente, uno vicino all'altro, Cygnus X-3 dovrebbe essere stato gettato via ad una velocità comprese tra i 180 e 900 chilometri al secondo!

La prossima volta che guarderete la costellazione estiva del Cigno, pensate che vicino alla stella che unisce le ali al corpo, quella sotto Deneb, la stella che rappresenta la coda del Cigno, li vicino si trova questa stella di Wolf-Rayet intorno alla quale ruota o una stella di neutrini (o un buco nero) emettendo una altissima quantità di raggi-x, e il piccolo amico.
Costellazione:Cigno
Ascensione retta:20h 32m
Declinazione:+40° 57′
Distanza di Cygnus X-324.000 anni luce
Distanza del piccolo amico:20.000 anni luce

mercoledì 22 novembre 2017

buchi neri galassie onde gravitazionali supernovae universo

Luce dalle onde gravitazionali

Per la prima volta, gli scienziati della NASA hanno rilevato la luce legata ad un'onda gravitazionale, grazie a due stelle di neutroni che si sono scontrate nella galassia NGC 4993, situata a circa 130 milioni di anni luce dalla Terra nella costellazione dell' Hydra.

Il telescopio spaziale a raggi gamma Fermi della NASA ha raccolto un impulso di luce ad alta energia da una potente esplosione, che fu immediatamente riportata agli astronomi di tutto il mondo come un breve lampo gamma.
Successivamente gli scienziati del Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (LIGO) hanno rilevato onde gravitazionali (soprannominate GW170817) provenienti da una coppia di stelle che si sono fuse generando una esplose nello stesso punto da cui era arrivato il raggio gamma.
Questo evento ha incoraggiando gli astronomi a cercare le conseguenze dell'esplosione. Poco dopo, l'esplosione è stata rilevata dal satellite INTEGRAL dell'ESA.


La NASA ha subito puntato i suoi telescopi Swift, Hubble, Chandra e Spitzer, seguiti da dozzine di osservatori terrestri, verso quell'angolo di cielo e hanno in catturato il bagliore sbiadito dei detriti in espansione dell'esplosione.
Per la prima volta abbiamo visto la luce e le onde gravitazionali prodotte dallo stesso evento: la rivelazione della luce di una sorgente di onde gravitazionali ha rivelato dettagli dell'evento che non possono essere determinati dalle sole onde gravitazionali.

Le stelle di neutroni (Pulsar) sono oggetti estremamente massicci, rimasugli di potenti esplosioni di supernove.
Potete leggere in questo approfondimento qual'è il violento processo che le genera e perché sono così massicce: Cosa sono le supernovae.

Si stima che le due pulsar che si sono unite in questo evento, probabilmente avevano masse tra il 10% e il 60% maggiori di quelle del nostro Sole, ma erano più piccole della città di Milano!
La coppia ruotava l'una intorno all'altra centinaia di volte al secondo, producendo onde gravitazionali alla stessa frequenza. Dopo essersi avvicinate e aver orbitato sempre più velocemente, le due stelle alla fine si sono fuse. Il risultato è stato una Kilonova: un fascio potentissimo e rarissimo di raggi gamma.
Questa animazione della NASA riassume molto bene le fasi dell'esplosione. 


Mentre le fusioni tra buchi neri molto probabilmente distrugge qualsiasi materia intorno a loro molto prima che si schianti, emanando pochissima luce visibile, le fusioni tra stelle di neutroni invece producono un'ampia varietà di luce perché gli oggetti quando si scontrano formano un vortice di detriti molto caldi.

La spiegazione preferita per i fasci brevi di raggi gamma è che siano causati da un getto di detriti che si muove vicino alla velocità della luce. Gli unici corpi in grado di accelerare la materia fino a queste velocità impressionanti sono i buchi neri o le stelle di neutroni durante una eventuale loro fusione.
Quindi, le osservazioni del LIGO ci dicono che c'è stata una fusione di oggetti molto compatti, mentre il Fermi ci dice che c'è stato un breve fascio di raggi gamma: unendo i dati sappiamo con abbastanza precisione che ciò che abbiamo osservato è stata la fusione di due stelle di neutroni.

A poche ore dall'iniziale rilevamento dei raggi gamma da parte del Fermi, Il LIGO è stato in grado di localizzare l'evento nel cielo con un'ulteriore analisi dei dati delle onde gravitazionali. Gli osservatori a terra hanno quindi localizzato rapidamente una nuova sorgente ottica e infrarossa, i resti rimasti della la kilonova, in NGC 4993.

Attraverso il telescopio Swift, poco dopo il rilevamento del raggio gamma di Fermi, si è osservata una esplosione ultravioletta (UV) che si è però affievolita molto velocemente.
Gli astrofisici non si aspettavano affatto che una kilonova producesse una emissione così brillante di raggi ultra violetti e pensano che questo sia stato prodotto dal disco di detriti di breve durata che ha alimentato il fascio di raggi gamma.
Dopo eventi di questo tipo, il materiale scagliato nello spazio dall'esplosione rallenta e si espande man mano che si allontana, riscaldando il materiale interstellare che incontra e producendo la cosiddetta emissione "afterglow" (dopo il bagliore) che include anche i raggi X.
Ma i telescopi spaziali non hanno osservato raggi X nell'immediato! E questa è stata una sorpresa inspiegabile per un evento che ha prodotto raggi gamma ad alta energia.
Soltanto nove giorni dopo l'esplosione, l'Osservatorio a raggi X Chandra della NASA ha rilevato chiaramente i raggi X provenienti dall'esplosione.
Gli scienziati ritengono che il ritardo sia dovuto al nostro angolo di visione e che ci sia voluto del tempo perché il getto diretto verso la Terra si espandesse nella nostra visuale.

L'osservazione finale dei raggi X dopo l'esplosione dimostra che le fusioni tra stelle di neutroni possono formare potenti getti che scorrono a velocità prossime a quelle della luce, anche se abbiamo dovuto aspettare nove giorni per rilevarli perché li abbiamo visti lateralmente.

Il telescopio spaziale Hubble della NASA ha iniziato a fotografare la kilonova e a catturane lo spettro nel vicino infrarosso, che ha rivelato il movimento e la composizione chimica dei detriti in espansione.
Questo spettro sembra esattamente come i fisici teorici avevano previsto che fosse dopo la fusione tra due stelle di neutroni, legando questo oggetto alla sorgente di onde gravitazionali oltre ogni ragionevole dubbio.

Gli astronomi pensano che la luce visibile e quella infrarossa di una kilonova provenga principalmente dal riscaldamento dovuto al decadimento di elementi radioattivi formati nei detriti ricchi di neutroni. Lo scontro tra stelle di neutroni potrebbe essere la fonte maggiore di molti elementi pesanticome il platino e l'oro.

Le immagini qui sotto sono state riprese dal telescopio Swift. Riprendono la kilonova prodotta dalla fusione delle stelle di neutroni nella galassia NGC 4993 (riquadro) il 18 agosto 2017, circa 15 ore dopo che sono state osservate le onde gravitazionali e il fascio di raggi gamma. La fonte era inaspettatamente luminosa nello spettro ultravioletto e si è poi sbiadito rapidamente finendo per non essere più rilevabile dopo pochi giorni. Questo composito in falsi colori combina le immagini prese attraverso tre filtri ultravioletti.





martedì 26 settembre 2017

buchi neri stelle supernovae universo

Non tutti gli elementi e i metalli della tavola periodica sono nati con l'universo. La distruzione di pulsar, stelle di neutroni, da parte di piccoli buchi neri primordiali, potrebbe aver generato molti degli elementi più pesanti presenti nell'universo di oggi.

Alcuni elementi chimici, i più semplici e leggeri, si sono formati senza dubbio durante il Big Bang, altri invece si sono formati successivamente con la nascita e la morte delle stelle.
Molti metalli possono originarsi solamente con enormi esplosioni stellari.
Puoi scoprire come sono nati i metalli dell'universo qui: Come nascono le supernovae
Ma anche i buchi neri potrebbero aver aiutato la generazione di alcuni tra i metalli più pesanti.

Ciò sarebbe avvenuto durante scontri tra piccoli buchi neri primordiali e stelle di neutroni.
L'articolo che abbiamo linkato sopra spiega bene cosa siano le stelle di neutroni. In ogni caso questi oggetti sono stelle dalle dimensioni ridotte ma hanno una massa elevatissima. un granello di materiale prelevato da una stella di neutroni peserebbe come una intera città.


Quando un piccolo buco nero primordiale si trova nei pressi di una stella di neutroni, comincia ad attirarla a se in un valzer mortale fino a farlo entrare nel proprio orizzonte degli eventi e ad assorbirlo.
Cos'è l'orizzonte degli eventi? scoprilo qui: Come sono fatti e come nascono i buchi neri.
Essendo le stelle di neutroni molto dense, questa fusione avviene in modo così violento da produrre abbastanza energia da riuscire ad espellere una parte dei materiali pesanti, nonostante la forte attrazione gravitazionale!

Addirittura, piccoli buchi neri primordiali (di dimensioni, non di massa) prodotti durante le prime fasi del Big Bang, possono aver penetrato una stella di neutroni come un proiettile ed averla consumata dall'interno.
Quando le stelle di neutroni vengono divorate, rigettano una grande quantità di materia fredda e composta principalmente di neutroni. Decomprimendosi velocemente e riscaldandosi, questa materia è a questo punto costituita da elementi pesanti.
La quantità di materia ricca di neutroni espulsa negli ultimi millisecondi di vita della stella, è sufficiente a spiegare l'abbondanza di elementi pesanti nell'universo.

Anche se non ci sono ancora prove, ormai è quasi certo che durante le prime fasi dopo il big bang siano nati numerosi piccoli buchi neri primordiali.

I cosmologi ipotizzano la presenza di piccoli buchi neri con masse simili ad un pianeta nano (ma dalle dimensioni migliaia di volte più piccole) che potrebbero addirittura costituire una componente della "materia oscura".
Abbiamo approfondito questo tema in questo articolo: Buchi neri al posto della materia oscura
La correlazione tra questi piccoli buchi neri e materia oscura (esclusi quindi i buchi neri di grandi dimensioni) permette di spiegare perché le galassie più grandi siano più ricche di elementi pesanti. Queste galassie avrebbero più materia oscura, quindi un gran numero di piccoli buchi neri, quindi una frequenza più alta di iterazioni tra questi oggetti e stelle di neutroni.
Questo spiegherebbe anche come mai nel nostro centro galattico osserviamo meno stelle di neutroni: Molte sarebbero state distrutte da questi piccoli buchi neri primordiali.

mercoledì 30 agosto 2017

buchi neri supernovae universo



I buchi bianchi sono corpi celesti ipotetici che emettono tantissima energia, come un buco nero invertito.
In un linguaggio più semplice, un buco bianco è l'opposto di un buco nero.

Mentre un buco nero succhia tutta la materia che attraversa il suo orizzonte degli eventi, un buco bianco rigetta tutta la materia inizialmente sprofondata nel buco nero.

Sono concetti ipotetici e molto difficile da immaginare, ma in questo articolo cercheremo di spiegarvi in parole semplici come dovrebbero funzionare questi oggetti tanto affascinanti quanto teorici ed inesplorati.



Partiamo dall'inizio: un buco nero è una regione nello spazio-tempo con una densità ed una attrazione gravitazionale talmente alti che nulla, nemmeno la luce, può sfuggire da esso.

Potete approfondire la nascita di un buco nero in questo nostro approfondimento:
Come sono fatti e come nascono i buchi neri

Una volta che un oggetto attraversa il suo orizzonte degli eventi, subisce un processo fisico frustrante chiamato spaghettatura, ovvero viene allungato in maniera estrema e in pochissimo tempo.
Cosa ancora più sorprendente, viene allungato a velocità differenti.
Le parti più vicine alla singolarità infatti si allungheranno via via più velocemente di quelle più lontane.
Dopo aver subito questa tortura, il malaugurato oggetto, si perde nell'oblio.

E non è tutto, quando un corpo attraversa un orizzonte degli eventi, la lunghezza d'onda della sua luce cresce sempre più  e perde energia fino a quando non è più rilevabile.
Inoltre, le potenti forze gravitazionali del buco rallentano il tempo che per un osservatore lontano sembra andare più lento.
Ciò significa che un osservatore avrà l'impressione che questo corpo impieghi un'infinità di tempo per raggiungere l'orizzonte degli eventi e spaghettizzarsi.

Quindi, se un buco nero assomiglia a un portale unidirezionale verso l'oblio, è possibile entrare in quel portale per uscire dalla parte opposta?
Teoricamente, questo pensiero ha un suo senso.
Ma questa porta opposta è per ora solo un concetto teorico, ed è proprio un buco bianco.
I buchi bianchi quindi possono essere considerati l'equivalente invertito di un buco nero.

Mentre oggi abbiamo una infinità di prove e osservazioni sull'esistenza dei buchi neri, tutto ciò che abbiamo a proposito dei buchi bianchi sono solo teorie e calcoli matematici.
Non dimentichiamoci però che molti altri concetti teorici, in astronomia sono diventati realtà, come i buchi neri stessi. 
Anche l'esistenza del pianeta Nettuno era stata prevista da calcoli matematici che hanno dato seguito alle osservazioni che lo hanno scoperto.

I buchi neri, come abbiamo detto, sono delle singolarità a senso unico, in cui teoricamente si può entrare senza poter in alcun modo uscire.
Allo stesso modo, i buchi bianchi sarebbero singolarità unidirezionali, luoghi di spazio piccolissimi ma con massa e gravità elevatissime,  da cui si potrebbe uscire ma senza poter più tornare in dietro.

Ma come nascono i buchi bianchi? Quali sono le teorie che ne spiegano la genesi?

La maggior parte dei buchi neri si forma dopo che una stella super-massiccia collassa a seguito di una esplosione in supernova.
Ecco qui un approfondimento che spiega  nel dettaglio questo fenomeno:
Come nascono le supernovae

Quando si forma, un buco nero, è nascosto dal suo orizzonte di eventi, tuttavia a un certo punto la stella che crolla sotto la propria gravità raggiungerà un punto al di là del quale non potrà comprimersi ulteriormente.
Sarebbe proprio in questo momento, che si innescherebbe una enorme pressione verso l'esterno chiamata rimbalzo quantico,  che trasformerebbe un buco nero in un buco bianco.

Questa trasformazione dovrebbe essere istantanea. Tuttavia, oggi osserviamo buchi neri che esistono da miliardi di anni.

Come spiegare questa contraddizione?

Beh, in linea teorica è molto semplice. La lunga vita di un buco nero è per noi osservatori esterni soltanto una apparenza.
Dobbiamo infatti tener presente che la teoria della relatività ci insegna che nei pressi di un buco nero la forza di gravità elevatissima rende il tempo molto lento ad un osservatore lontano.
Quindi i buchi neri che osserviamo per vie più o meno indirette potrebbero essersi già trasformati in buchi bianchi, ma ai nostri occhi ciò sta avvenendo in un tempo estremamente più lungo di quanto non sia veramente.

Fermandoci un attimo a riflettere su quanto abbiamo detto fino ad ora potrebbe nascere spontanea un'altra domanda: Non è che per caso tutta l'energia e la materia generatesi dal big bang siano uscite da un buco bianco? Il big bang è stato un buco bianco?

La teoria sul Big Bang, oggi più che mai accreditata, ci dice che 13,7 miliardi di anni fa la materia che compone l'universo che osserviamo era compressa in un unico punto infinitamente piccolo.

Questo punto si è poi espanso ad una velocità e con una energia vertiginosa!
Ancora oggi osserviamo questo fenomeno di espansione che, sembrerebbe, sta addirittura aumentando.

Molti astrofisici, appoggiando una studio intitolato The primordial explosion of a false white hole from a 5D vacuumThe primordial explosion of a false white hole from a 5D vacuum, spiegano questo fenomeno suggerendo proprio che un buco bianco potrebbe essere stata la singolarità che ha causato il Big Bang.
Questo spiegherebbe come una tale enorme quantità di energia e di materia possa essere apparsa dal nulla e all'improvviso.

In mezzo a tutte queste ipotesi e teorie, gli astrofisci hanno osservato un fenomeno molto strano e che non sono ancora riusciti a spiegare con certezza.
Stiamo parlano di una violenta esplosione di raggi gamma rilevata dall'osservatorio spaziale SWIFT, avvenuta nel giugno del 2006.

Molto brevemente, una esplosione di raggi gamma è un evento improvviso ed imprevedibile che rilascia nello spazio una quantità enorme di energia (Un giorno realizzeremo un approfondimento su questo tema).

L'esplosione del giugno 2006 è stata chiamato GRB 060614.
Generalmente questi fenomeni sono associati a supernovae, ma quello in questione non lo è.
Inoltre, mentre queste esplosioni durano tipicamente solo pochi secondi, quello rilevato nel giugno 2006 è durato per ben 102 secondi, ed ha emesso una energia trilioni di volte superiore a quella di altre esplosioni!

Poiché è stato appurato che queso fenomeno non è stato causato da una supernova, una delle spiegazioni che si danno gli astronomi è proprio la comparsa di un buco bianco.

Non ci resta che aspettare che scienza e tecnologia ci permettano di osservare più chiaramente fenomeni che in qualche modo possano essere collegati a dei buchi bianchi, oppure che ci confermino la loro non esistenza.



martedì 6 giugno 2017

buchi neri stelle supernovae


La foto che vedete, scattata dal telescopio spaziale Hubble in due periodi diversi e pubblicata su APOD ritrae (nella parte a sinistra, nel 2007) la stella N6946-BH1.
Si tratta di una gigantesca stella rossa che è misteriosamente scomparsa dal cielo (foto di destra, nel 2015) senza lasciare alcuna traccia di se.

N6946-BH1 è (anzi era) una supergigante rossa, residente nella lontana galassia NGC6946 a 22Milioni di anni luce dalla terra (nella foto sotto), nella costellazione del cigno.
La sua massa è di circa 25 volte la massa solare, è quindi più massiccia di Betelgeuse che ha una massa 15-20 volte quella del sole

Una stella di queste dimensioni, giunta al termine della sua vita, dovrebbe esplodere in una supernova (vedi questo approfondimento). 

Misteriosamente, questo non è successo! N6946-BH1 ha  dapprima aumentato la sua luminosità, senza generare una supernova, per poi spegnersi e lasciare intorno a se solamente un debolissimo bagliore.

Cosa è successo a N6946-BH1?
La teoria principale è che N6946-BH1 sia una supernova fallita: la grande gravità della supergigante potrebbe aver mantenuto assieme gran parte del materiale durante l'ultimo tumultuoso periodo di morte dell'astro, impedendo l'esplosione in supernova. Dopo di ché la stella si è probabilmente trasformata in un buco nero, trascinando dentro di sé tutta la sua massa.  

Se fosse davvero così, allora il debole bagliore che è rimasto al di fuori del buco nero e causato dal disco di accrescimento che emette una luce infrarossa relativamente debole 

Se questa modalità di morte stellare venisse confermata anche da altre stelle, darebbe la prova diretta che un stella molto massiccia può terminare la sua vita anche in maniera molto silenziosa piuttosto che con una supernova.

Forse anche la vicina e luminosa Betelgeuse potrebbe un giorno spegnersi senza darci la spettacolare supernova tanto attesa?



Costellazione:Cigno
Ascensione retta:20h 35m 27s
Declinazione:+60° 08′ 08″
Magnitudine:11,9
Massa:25 masse solari
Distanza:22 milioni a.l.




lunedì 8 maggio 2017

nebulose oggetti Messier supernovae via lattea

M1, la nebulosa del granchio (NGC 1952), è l'esempio più noto di ciò che rimane dopo l'esplosione di una supernova: una grande e colorata nube di gas pesanti con al centro una pulsar (stella di neutroni).
Scopri in questo articolo cosa sono le supernovae e perchè hanno giocato un ruolo importantissimo nello sviluppo della vita dell'uomo

M1 ha una magnitudine relativa di 8.4 e non è quindi visibile né ad occhio nudo né con un binocolo.
La supernova che la generò invece si fece vedere eccome: esplosa "pochissimo tempo fa", nel 1054 d.c., raggiunse una magnitudine di -6: circa 4 volte più luminosa del pianeta Venere. Fu visibile per ben 23 giorni anche con la luce del giorno e per 653 giorni (2 anni) ad occhio nudo nel cielo notturno.

La nebulosa del granchio dista da noi 6.300 anni luce.
Attualmente la sua dimensione reale è di 10 anni luce ma i gas e le polveri che la costituiscono, i resti dell'esplosione della supernova, si stanno allontanando dal centro a velocità incredibili espandendola di 4.8 milioni di km/h.
Ancora qualche migliaio di anni e probabilmente i gas saranno talmente rarefatti da sfigurare la nebulosa fino a non renderla più visibile.
La pulsar al suo centro (NP0532), ciò che resta della supernova, ruota alla velocità vertiginosa di 30 volte al secondo, e nonostante abbia un diametro di soltanto qualche decina di chilometri, produce un'energia 100.000 volte maggiore di quella del sole.
Coordinate:Ascensione retta 5h 34m 32s | Declinazione +22° 0′ 52″
Distanza dalla terra:6.300 anni luce
Dimensione apparente6' x 4' (quansi un quarto della luna)
Velocità di espansione1.500 km al secondo | 4,8 milioni di km all'ora
Dimensione reale10 anni luce (12mila volte la distanza terra-plutone)
Magnitudine apparente8,4
Magnitudine assoluta-3,1
Dimensione della pulsar10 km
Massa della pulsarda 1,5 a 2 masse solari
Velocità di rotazione della pulsar30 volte al secondo

M1 E' sicuramente una delle più belle e suggestive nebulose della nostra galassia.
Qualcosa di simile a quello che vediamo là, a 6.000 anni luce di distanza, è successo anche nei pressi della nube primordiale in cui nacque il nostro sistema solare.
Si pensa infatti che una supernova abbia influenzato la nube primordiale dalla quale nacque il sole con le sue forti forze mareali e i materiali che compongono il nostro pianeta lo dimostrano.
E' probabile che quindi molte stelle di seconda o terza generazione si stiano formando anche in M1, altri soli, altre terre, altra vita.
Ancora una volta abbiamo sotto gli occhi una dimostrazione di quanto la violenza dell'universo possa generare oggetti magnifici.

Ma cosa vediamo quando guardiamo una la classica foto di M1 come quella in copertina di questo articolo?
I filamenti arancioni sono i brandelli espulsi dalla stella e consistono principalmente in idrogeno.
La stella di neutroni a rapida rotazione presente nel centro della nebulosa invece è il faro che alimenta il brillante bagliore bluastro della nebulosa: la luce blu proviene dagli elettroni della nebulosa che ruotano quasi alla velocità della luce intorno alle linee del forte campo magnetico della pulsar.
La pulsar, con il suo nucleo ultra-denso, a causa della sua elevatissima rotazione espelle due fasci di radiazioni ad impulsi di 30 volte al secondo.
I colori dell'immagine indicano i diversi elementi espulsi durante l'esplosione. L'azzurro nei filamenti nella parte esterna della nebulosa rappresenta l'ossigeno neutro, il verde è zolfo ionizzato e il rosso indica ossigeno ionizzato.



La spettacolare immagine qui sopra, uscita proprio in questi giorni su NASA APOD, è stata assemblata da immagini riprese dai telescopi spaziali Chandra (raggi-xin viola) XMM-Newton (ultravioletti, in blu), Hubble (visibile, in verde) e Spitzer (infrarossi, in giallo).
La sua spettacolarità sta nel fatto che nel livello infrarossi è perfettamente visibile la potente pulsar (ex-supernova) presente al centro della nebulosa e l'energia che ne deriva sottoforma di vortici dovuti alla velocissima rotazione



Nella foto sopra invece, meno tradizionale e ottenuta dal Telescopio Spitzer Spitzer, mostra una vista a infrarossi di questo oggetto complesso.
La regione blu-bianca traccia la nube di elettroni energici intrappolati all'interno del campo magnetico della stella, emettendo la cosiddetta radiazione "sincrotrone"
Le caratteristiche rosse invece seguono lestrutture filamentose che permeano questa nebulosa.



Nel 2011 Il telescopio LAT dedicato alla rilevazione dei raggi cosmici ha rilevato un raggio gamma proprio nel centro di M1. (immagine sopra).
Queste immagini mostrano il raggio gamma che avuto un'energia superiore a 100 milioni di volt. Entrambe le foto sono state pulite dalle emissioni della pulsar.
A sinistra, la regione 20 giorni prima del raggio gamma, a destra invece 2 giorni dopo.
Curiosità storica: La nebulosa del granchio fu il primo oggetto ad entrare nel catalogo Messier perchè era stata da lui confusa con la cometa di Halley, ma ad onor del vero pochi sanno che in realtà fu scoperta 20 anni prima dall'astronomo John Bevis.

sabato 29 aprile 2017

stelle supernovae via lattea



Una Supernova è un'esplosione stellare. E' la più grande catastrofe che si possa vedere nell'universo, illumina un'intera galassia con un'energia milioni di volte quella solareE' la morte di un oggetto celeste più violenta si possa immaginare. Eppure questa fine brutale rappresenta anche la nascita di tutto ciò che vediamo attorno a noi.
Ma come avviene tutto ciò?

Le supernove hanno dimensioni e tipologie diverse ma tutte producono una luce così intensa da attraversare l'intero l'universo. 
Il sole non produrrà, al termine della sua vita, non produrrà una supernova: è troppo piccolo. 
Come ogni stella anche la nostra è un gigantesco reattore nucleare. Questo reattore brucia idrogeno: l' elemento più semplice diffuso dell'universo.
Il processo fonde insieme gli atomi di idrogeno producendo Elio ed energia.

Una volta esaurito l'idrogeno la fusione continua e l'elio genera carbonio e il carbonio ossigeno, mentre l'energia prodotta è sempre minore.

Quando una stella di piccole dimensioni come il sole inizia a produrre carbonio la sua fine è quindi vicina.
La vita di una stella infatti si basa sull'equilibrio tra gravità che attira e pressione che spinge. Finché la stella produce energia, va tutto bene. Ma quando questa attività si conclude, la pressione svanisce e la gravità ha la meglio.
La forza gravitazionale inizia quindi a comprimere il nucleo della stella spingendo gli strati esterni sempre più lontano. Si crea così un'enorme sfera gassosa detta gigante rossa.
Come ben sappiamo, alla morte del sole, tra circa 5 miliardi di anni, la sua corona si estenderà fino a Marte e vaporizzerà la superficie terrestre.
Gli strati esterni si espanderanno e il nucleo subirà il fenomeno inverso per effetto della gravità: si ridurrà a un milionesimo delle sue dimensioni originali diventando grande quanto la terra.
A questo punto il sole e le stelle simili a lui diventano una densa sfera di ossigeno al carbonio detta nana bianca.
Per il sistema solare è la fine, piano piano il gas prodotto dalla stella morente si disperde ma la nana bianca continua a bruciare per miliardi di anni.
Il nostro sistema solare però ha una particolarità: è composto da una sola stella.

La maggior parte delle stelle invece sono in realtà coppie di stelle.
E' proprio in questo tipo di sistemi, chiamati sistemi binari, che dobbiamo ricercare le origini della maggior parte delle supernove: le supernove 1A.



In questi sistemi, quando una muore originando una nana bianca, inizia a rubare materia all'altra. Via Via che assorbe combustibili alla stella compagna la nana bianca diventa sempre più pesante, più densa, e meno stabile. 
Intanto al suo interno anche il carbonio e l'ossigeno (prodotti dall'idrogeno e dall'elio nella fase precedente) cominciano a fondersi.
Questa nana bianca diventa una bomba a orologeria. E' un concentrato di energia gravitazionale e nucleare, che sta per trasformarsi in una supernova 1A.

Le 1A sono bombe termonucleari al carbonio da 20 miliardi di miliardi di miliardi di Megaton. A questo punto la nana bianca sottrae una tale quantità di materia alla compagna da andare in sovraccarico, il carbonio e l'ossigeno al suo interno si trasformano allora in un elemento molto comune ma pericolosissimo per le stelle: il ferro.
Quando la nana bianca inizia a fondere carbonio e ossigeno producendo il ferro il suo destino è segnato: all'improvviso la stella esplode producendo e rilasciando nello spazio una quantità immensa di ferro.

Ecco perché le supernove 1A hanno un ruolo centrale in tutto l'universo e producono gli elementi fondamentali per l'uomo.
Proiettano ferro a migliaia di miliardi di chilometri: è da loro che proviene la maggior parte del ferro cosmico. 
Quasi tutto il ferro del sistema solare proviene dall'esplosione di due stelle compagni avvenuta più di 5 miliardi di anni fa. Dal nucleo fuso della terra ai grattacieli all'emoglobina del sangue umano tutto è formato dal ferro delle supernove di tipo 1A. 

Ma come nascono gli elementi più pesanti del ferro come è oro e argento?
Anche questi elementi si originano dalle stelle. Selle però singole ma enormi, molto più pesanti del sole. 
Nel cosmo esistono stelle gigantesche, rispetto al sole alcune sono decine di volte più pesanti, altri hanno una massa centinaia di volte superiore.
Maggiore è il peso di una stella, più è veloce la fusione che produce, e via via che una stella massiccia si avvicina alla morte le reazioni nucleari al suo interno accelerano. Le stelle giganti bruciano il carburante nucleare molto in fretta: più massa c'è, più calda è la fusione e più in fretta si esaurisce il combustibile.

 A differenza dei sistemi binari le stelle singole producono numerosi elementi prima di esplodere.  Dopo il passaggio da idrogeno a Elio, da Elio a carbonio e da carbonio a ossigeno questi astri non collassano in una nana bianca
Nelle stelle giganti la fusione continua generando nel nucleo uno strato dopo l'altro di nuovi elementi.  Le stelle massicce non si fermano dopo la produzione di Elio carbonio e ossigeno,  continuano a fondere carbonio formando elementi ancora più pesanti per poi trasformare neon e ossigeno in silicio creando una specie di torta a strati.

Si producono così gli elementi costitutivi dell'universo, ma questi sono però ancora intrappolati all'interno della stella.
A innescare l'esplosione liberando le sostanze di queste enormi stelle singole è lo stesso elemento che provoca le supernove di tipo 1A.  Il ferro.  Il ferro inghiotte tutta l'energia prodotta nella fusione nucleare della stella. Senza la spinta verso l'esterno generata da questa energia la gravità inizia a comprimere il nucleo.  La stella massiccia non ha più scampo. 

Quando il nucleo diventa ferroso e perde il proprio equilibrio collassa in un millisecondo passando dalle dimensioni della Terra a quelle di Manattan. Il tutto a una velocità pari a un terzo di quella della luce.
Gli ultimi attimi di vita di una stella sono incredibili, possono passare anche 10 milioni di anni prima che si produca una supernova ma le fasi finali sono rapidissime.

Via via che la stella perde stabilità l'elevata forza gravitazionale fa collassare il nucleo. è un fenomeno così violento che gli atomi interni al corpo si schiacciano a vicenda. Il nucleo diventa sempre più piccolo generando via via maggiore energia. 
Un corpo con una massa pari a una volta e mezza quella solare si riduce a un diametro di 25 km. La densità è incredibile: un milione di miliardi di volte superiore a quella dell'acqua. 

Poi l'esplosione. L'onda d'urto si trasmette agli strati esterni generando tutti gli elementi più pesanti del ferro. 
Il ferro diventa cobalto, il cobalto diventa nichel, e via via fino a oro, platino e uranio. L'esplosione è così fulminea che questi elementi si producono solo in piccole quantità, per questo sono così rari. 
La supernova proietta questi elementi appena formati a miliardi di chilometri di distanza.  



Lo studio delle esplosioni stellari ci ha quindi rivelato che gli elementi cosmici pesanti nascono grazie alle reazioni nucleari prodotte all'interno delle stelle, se le stelle non esplodessero quegli elementi resterebbero per sempre intrappolati dentro di loro.

Le supernove sono le creatrici dell'universo. tutto ciò che ci circonda e che compone la terra si è originato in una supernova. Perfino l'uomo, con il ferro che ha nel sangue, è fatto della stessa materia delle stelle morenti. Senza le supernove noi non esisteremmo. Ogni atomo del nostro corpo viene da una stella che poi è esplosa. Forse gli atomi della mano sinistra e quelli della destra vengono da due stelle diverse, ma la vita, l'ossigeno, il carbonio, l'oro e tutti i materiali che conosciamo non esisterebbero senza le supernove.
Siamo polvere di stelle.


CANDIDATE COME PROSSIME SUPERNOVAE
Ecco alcune stelle doppie o massicce che potrebbero esplodere nel giro di qualche miliardo di anni generando una potentissima supernova.


Betelgeuse:Supergigante rossa, 640 a.l. dalla terra
Eta Carinae:Supergigante blu, 8.000 anni luce dalla terra
Spica:Stella doppia, soltanto 240 anni luce dalla terra
IK Pegasus A:Stella doppia, soltanto 150 anni luce dalla terra

venerdì 31 marzo 2017

cielo profondo hubble supernovae universo
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La natura delle supernovae di tipo 1A è non è ancora del tutto certa.
Secondo la teoria più accreditata queste supernovae nascono in sistemi binari in cui almeno una delle stelle nella coppia è una nana bianca.
Potete trovare qui un approfondimento che descrive nel dettaglio lo straordinario processo che porta alla formazione di questi astri luminosissimi: Come nascono le supernovae e perché sono così importanti per l'uomo?
Nella foto qua sopra potete vedere la supernova SNR 0.509-68,7 di tipo 1A  conosciuta anche come N103B, o meglio, la nebulosa che resta dopo l'esplosione della supernova. Si tratta di quella piccola nebulosa a forma di arco nella zona in alto a destra dell'immagine.

Questo resto di supernova si trova nella Grande Nube di Magellano, a poco più di 160.000 anni luce dalla Terra.
A differenza di molti altri residuati di supernova, N103B non ha una forma sferica, ma è fortemente ellittica.


Gli astronomi presumono che parte del materiale espulso dall'esplosione abbia colpito una densa nube di materiale interstellare che ne ha rallentato la sua velocità. Il guscio di materiale aperto da un lato ne supporterebbe l'idea.
La relativa vicinanza di N103B permette agli astronomi di studiare in grande dettaglio i cicli di vita delle stelle in un'altra galassia e probabilmente di svelare segreti ancora aperti sulle supernovae 1A.



Gli astronomi hanno osservato la nube N103B alla ricerca di un compagno della supernova che l'ha originata, come sarebbe previsto dalla teoria sulla loro formazione (vedi link sopra).

Per individuare i fronti d'urto dell'antica esplosione hanno guardato la regione con filtri H-alpha che mettono in evidenza le regioni di gas ionizzato dalle radiazioni di stelle vicine.
La speranza era di trovare una stella vicino al centro dell'esplosione.
La scoperta di un compagno superstite (la stella nana bianca) avrebbe messo fine alla discussione in corso circa l'origine di tipo Ia supernova.
E in effetti, una stella con i requisiti cercati è stata trovata! Tipo di stella, temperatura, luminosità e distanza dal centro della supernova originale, sono state riscontrate in una piccola stellina vicina al centro stimato dell'esplosione.
Questa stella ha approssimativamente la stessa massa del Sole, ma è circondata da un involucro di materiale caldo che è stata probabilmente espulsa dal sistema precedentemente all'esplosione.

Anche se questa stella è un candidato ragionevole come compagno sopravvissuto di all'esplosione di N103B, non è ancora certo che lo sia.
Gli astronomi stanno ancora studiando questa piccola stellina alla ricerca di una conferma spettroscopica.

La ricerca è ancora in corso!!